STATUTO   DEGLI   OBLATI   ESTERNI
CONGREGAZIONE   DI   SAN   BERNARDO

 

 

Il presente Statuto è stato approvato dal Capitolo della Congregazione al fine di dare compimento all’art. 41.4 delle nostre Costituzioni.

 

 

 

CAPITOLO   I

 

  1. La Regola di San Benedetto

La Regola di San Benedetto, nella sua multiforme ricchezza di dottrina e di esperienza spirituale ereditata dalla tradizione di Oriente e di Occidente, ha ispirato in modo originale, lungo i secoli, la vita di fede di molte generazioni.

Anche oggi è fonte privilegiata della spiritualità comune di monaci e monache e di altri fedeli viventi nel mondo e anche nel monastero (CC art. 41).

 

  1. L’Oblato esterno o secolare

L’Oblato cistercense secolare è il cristiano, uomo o donna, laico o chierico che, vivendo nel proprio ambiente familiare e sociale, riconosce e accoglie il dono di Dio e la sua chiamata a servirlo, secondo le potenzialità ed esigenze della consacrazione battesimale e del proprio stato; si offre a Dio con l’oblazione, ispirando il proprio cammino di fede ai valori della Santa Regola e della tradizione spirituale monastica.

L’accoglienza di questo dono di Dio si rende visibile e attuabile mediante l’oblazione.

 

  1. L’Oblazione

L’Oblazione è l’atto liturgico-spirituale riconosciuto dalla Chiesa (CIC Cann. 303 e 677), con il quale l’aspirante oblato, dopo un congruo periodo di formazione, fa l’offerta di se stesso a Dio vincolandosi a una comunità cistercense determinata.

L’Oblato si impegna ad una forma di vita che sia progressiva conformazione a Cristo, unico scopo della sua oblazione e della spiritualità cistercense (cfr. RB 21; 72, 11) che con la sua stessa vita cercherà di irradiare nel mondo, diventando testimone della perenne vitalità della vita monastica nell’esperienza cristiana.

 

 

 

 

CAPITOLO   II      L’Oblato e il monastero

 

 

  1. L’Oblato e la famiglia monastica

Ogni comunità monastica cistercense della nostra Congregazione, secondo una lodevole e antica tradizione, è aperta ad accogliere nel suo ambito oblati e oblate.

     

  1. Monastero di appartenenza

La scelta per l’appartenenza ad un monastero deve rispondere essenzialmente ad un criterio di interesse spirituale. Poiché l’oblazione richiede rapporti scambievoli con la Comunità monastica, si considerino anche le circostanze di luogo che possono rappresentare un’agevolazione in tal senso.

      

  1. L’ammissione all’oblazione

L’ammissione all’oblazione è fatta dal Superiore del monastero che, in ciò, esplicita il carisma del discernimento degli spiriti proprio del suo servizio.

Da parte dal candidato si richiede il superamento della maggiore età, piena coscienza, congrua formazione e un adeguato periodo di prova, secondo le consuetudini di ciascuna comunità.

L’oblazione è incompatibile con l’appartenenza a movimenti ecclesiali di matrice diversa da quella benedettino-cistercense.

La scheda dell’oblazione viene custodita nell’archivio del monastero, ed è segno di vincolo che unisce l’oblato alla comunità monastica e, attraverso il monastero, a tutta la Congregazione e all’Ordine Cistercense.

 

  1. Il vincolo dell’oblazione

Il vincolo di appartenenza alla comunità monastica, sebbene sia diverso da quello dei monaci, è anzitutto di carattere spirituale, ma si qualifica anche come stabile e istituzionale, secondo quanto riconosce autorevolmente la Chiesa.

Tale vincolo permane durante tutta la vita dell’oblato. Per gravi motivi, esso può essere interrotto, sia per decisione dello stesso oblato manifestata al Superiore del monastero, sia da parte della comunità, dandone comunicazione all’oblato.

Il cambiamento di appartenenza di un oblato dalla sua ad un’altra comunità monastica potrà effettuarsi, per giusti motivi, con l’assenso dei rispettivi Superiori.

     

  1. Reciprocità e comunione

Gli oblati riconoscono nella comunità monastica il punto di riferimento primario del proprio cammino spirituale, e la comunità riconosce negli oblati una espansione articolata del proprio carisma, in un rapporto di “reciprocità” e di “complementarietà” che li mette in acsolto gli uni degli altri, per un arricchimento vicendevole.

L’oblato abbia il senso del servizio; quindi, per quanto possibile, metta a disposizione, con umiltà e discrezione, le proprie capacità e conoscenze a favore della comunità monastica.

La comunità monastica, in armonia con la sua tradizione e con le proprie caratteristiche, rende partecipe l’oblato della sua vita e della sua spiritualità.

 

  1. Rapporti tra oblati

Gli oblati dello stesso monastero stabiliscano tra loro rapporti di amicizia fraterna, espressione dello spirito di carità che li unisce tra loro e con la Comunità monastica. Questi rapporti potranno trovare la loro espressione in incontri di preghiera, di studio e di iniziative comuni.

 

  1. L’Assistente e il Coordinatore

L’animazione del gruppo, così coma le formazione continua degli oblati, competono al Superiore o a un Assistente da lui designato, che si avvale della collaborazione di un Oblato Coordinatore.

La designazione del Coordinatore avviene secondo modalità adeguate alle situazioni locali, sotto la responsabilità del Superiore.

Al Coordinatore compete inoltre la rappresentanza esterna del gruppo degli oblati.

 

CAPITOLO   III     La vita spirituale: linee essenziali    

 

  1.    Santità: grazia e vocazione

Tutti nella Chiesa, in quanto santificati dal dono dello Spirito della Pasqua del Signore, sono chiamati alla santità (cfr. LG 39), che è comunione con Dio nella partecipazione alla vita trinitaria.

In questa comune vocazione l’oblato è chiamato a dare la sua risposta vivendo il carisma monastico che gli è proprio, nulla anteponendo all’amore di Cristo (RB 4; 72).

 

  1.    Parola di Dio e Regola di San Benedetto

L’oblato radicherà la sua vita spirituale nella Parola di Dio e nella RB, letta nel contesto della grande tradizione monastica.

Tale radicamento si esprime e cresce nei tre momenti di vita con i quali S. Benedetto scandisce la giornata del monaco: l’ascolto, la preghiera, il lavoro, in modo che l’ascolto della Parola alimenti il dialogo con Dio nella preghiera e animi l’impegno nel lavoro.

 

  1.    Ascolto e Lectio Divina

L’ascolto della Parola di Dio si fonda e si realizza nella Lectio Divina. Essa, praticata con fedeltà, condurrà l’oblato a una intelligenza sempre più profonda della Parola stessa e al compimento della volontà del Padre, nell’inenarrabile dolcezza del Suo amore (RB Prol. 49).

Perché la Lectio Divina, lettura essenziale della Scrittura, diventi l’incontro personale con il Dio della salvezza, l’umiltà, il silenzio e il raccoglimento sono le condizioni indispensabili (RB 6-7)

 

  1.    Ascolto e ricerca di Dio

Nell’ascolto l’oblato potrà vivere in un modo particolare quella vigile ricerca di Dio di cui parla la RB (RB 58), scoprendo ogni giorno con gioiosa sorpresa di essere da Lui cercato e atteso.

L’oblato, illuminato dalla Parola, cercherà inoltre di cogliere nel mondo i segni della Pasqua del Signore, dilatando il proprio cuore nell’attesa paziente e amorosa, per testimoniare così nelle situazioni e nelle scelte quotidiane della vita il volto di Dio.

 

  1.    Ascolto e obbedienza

L’ascolto, che si fa obbedienza, è la proposta offerta da San Benedetto all’inizio della Regola. “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del Maestro, e piega l’orecchio del tuo cuore; accogli volentieri i consigli dell’affettuoso Padre e ponili vigorosamente in opera” (RB Prol. 1).

Attraverso l’obbedienza l’oblato vive il mistero pasquale di Cristo fatto obbediente fino alla morte di croce (cfr. Fil.2,6-8) e cresce nella libertà di figli che si affidano totalmente al Padre. L’oblato percorrerà il cammino dell’obbedienza guidato dalla fede e sostenuto dalla funzione ministeriale dei pastori della Chiesa e della comunità monastica alla quale si è unito, testimoniando il primato dell’amore di Cristo nel mondo e nella comunità.

 

  1.      Ascolto e conversione dei costumi

La Parola di Dio acsoltata, meditata e pregata, determina il cammino di conversione (cfr RB Prol.1) e la lotta spirituale contro il male.

Cercando di rendere presente in ogni momento della vita la fecondità della Pasqua, l’oblato tenderà a raggiungere un’autentica stabilità interiore, sostenuta dalla fedeltà ad un preciso programma di vita ispirato dalla fede e dalla spiritualità monastica. In ciò sarà di grande aiuto il riferimento a una guida spirituale.

  1.    Il Sacramento della Riconciliazione

Nel cammino di conversione dell’oblato si colloca il Sacramento della Riconciliazione, che diventerà per l’oblato la celebrazione della misericordia di Dio rivelata nella Pasqua del Signore e comunicata mediante il suo Spirito, e insieme celebrazione della speranza che lo allontana dal passato e lo inserisce nel futuro di una vita sempre nuova che fiorisce nel rendimento di grazie all’amore salvifico di Dio.

 

  1.    Preghiera come vita

La Parola di Dio chiama e interpella continuamente tutti gli uomini. L’oblato, giorno per giorno, come il monaco, impara a porsi in ascolto obbediente di fede (RB Prol. 1), perché la sua vita sia trasformata e si apra alla preghiera, che prenderà spazio sempre più significativo a livello personale e comunitario.

La preghiera dovrà permeare la sua vita quotidiana, in modo da integrare interiorità e attività, e porterà l’oblato a sperimentare sempre più la comunione con il Padre.

 

  1. La Liturgia delle Ore

L’oblato unisce la sua voce a quella della comunità monastica e della Chiesa tutta nella celebrazione della Liturgia delle Ore, facendo esperienza di preghiera ecclesiale, che gli permette di vivere la presenza del Cristo e di crescere sempre di più nella comunione fraterna.

Collegando il movimenti interiore delle preghiera con il ritmo del tempo, unisce il suo respiro vitale a quello dell’universo, e confessa la signoria di Dio sul creato e sulla storia e la sua partecipazione al progetto di salvezza.

Animato da questo spirito, l’oblato cercherà, in quanto possibile, di recitare le Lodi e il Vespro.

 

  1. Eucaristia e Culto spirituale

L’oblato colloca al centro della sua vita la celebrazione eucaristica, memoriale della Pasqua del Cristo e “culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù” (SC 10).

Partecipando all’Eucaristia, l’oblato esercita il suo sacerdozio battesimale, rende culto a Dio nel cuore della Chiesa, si nutre del Corpo e Sangue di Cristo nella Cena del Signore, divenendo suo “consanguineo”, come si esprimevano i Padri.

 

  1. Il Sacramento del Matrimonio

Gli oblati coniugati dovranno vivere il loro matrimonio nella consapevolezza che Cristo “rimane con loro perché come Egli ha amato la Chiesa e si è dato per Lei, così anche i coniugi possono amarsi l’un l’altro fedelmente per sempre, con mutua dedizione” (GS 48d).

I coniugi e i genitori oblati “devono con costante amore sostenersi a vicenda con la grazia per tutta la vita e istruire nella dottrina cristiana e nelle virtù evangeliche la prole diventando ‘testimoni e cooperatori’ della fecondità della madre Chiesa, in segno e partecipazione di quell’amore col quale Cristo amò la sua Sposa e si è dato per Lei” (LG 41e).

 

  1. San Benedetto prevede che i fratelli debbano, in determinate ore, essere occupati dal lavoro        manuale, e ricorda che essi sono veri monaci quando vivono del lavoro delle loro mani come i Padri e gli Apostoli (cfr RB 48, 1,8).

L’oblato, pur non sottovalutando gli aspetti economici, darà alla sua vita una libertà di prospettiva al di sopra di quello che è soltanto un guadagno calcolato. Egli vivrà alla luce della Regola e della Parola di Dio la condizione originaria (cfr Gn 2,15) e determinante del lavoro come una condivisione dell’operare di Dio, in spirito di obbedienza e di servizio.

Nelle varie attività lavorative del mondo contemporaneo in cui si trova inserito, egli cercherà di animare e trasformare ogni esperienza operando con impegno nell’orizzonte della fede, per contribuire al libero sviluppo della sua personalità e alla crescita della comunità umana (cfr Rm 8). 

 

  1. La povertà

Il lavoro vissuto con impegno nell’orizzonte della fede farà crescere l’oblato nello spirito di povertà, che è fiducia in Dio e nella ricchezza inesauribile dei suoi doni, che è libertà dalle cose e dai beni, sapienza nel loro buon uso, amore creativo di comunione.

 

  1. Spirito di famiglia

Lo spirito di comunione, che caratterizza la famiglia monastica organizzata da San Benedetto nella Regola, è un elemento fondante della Chiesa stessa (v. LG 2) e di tutte le comunità (monastiche, religiose, familiari) che vi appartengono (v. GS 23-24).

Chi, come l’oblato, vive nella ricerca di una progressiva armonizzazione in se stesso, e in una familiarità crescente con la comunità monastica cui appartiene spiritualmente e con gli altri oblati, deve proporsi anche nella società e nella Chiesa come operatore di pace e promotore di comunione.

 

  1. L’oblato e la Chiesa locale

L’oblato dovrà crescere sempre più nella consapevolezza di essere parte viva della Chiesa locale nelle sue diverse articolazioni, offrendo ad essa il contributo della sua specifica spiritualità intesa a promuovere la dimensione contemplativa della vita cristiana.