Una
mariologia monastica
Rilettura
della teologia mariana di San Bernardo di Chiaravalle
Studente: D. Izsák Zsolt Baán OSB
Nr. Matricola: 8518
Professore: P. Alfredo Simón OSB
Roma 2006
INDICE
GENERALE
3.
L’avventura della mariologia Bernardina
3.2 La riscoperta: Jean Leclercq
Bernardo, l’ultimo dei padri: temi
di mariologia tradizionale
1. Reale,
verginale maternità di Maria
1.3 Glorificazione come conseguenza
2. Tipologia
veterotestamentaria
3. Purezza
e santità unica della persona
3.2 Le quattro virtù cardinali
Bernardo, figlio del suo secolo:
linguaggio medievale..
1.1 Maria rappresentante della
Chiesa, compagna di Gesù
1.2 Rapporto nuziale fra Maria e
Cristo
2. Maternità universale,
mediazione e intercessione
3. Linguaggio e stile
medievali
Limiti e rischi della mariologia
monastica di Bernardo...
1. Limiti della tradizione:
Bernardo e l’Immacolata Concezione
2. Rischi
dell’apertura: Sopravalutazione del femminile
Nei monasteri
benedettini e cistercensi alla fine della giornata tutta la famiglia monastica
si riunisce davanti alla statua o all’immagine della Madonna e, come atto
ultimo e solenne dell’ufficio divino, si canta l’antifona alla Vergine.
L’attenzione alla figura materna di Maria, infatti, per molti secoli è stata
una caratteristica forte della vita monastica e in molte comunità continua ad
esserlo. Allo stesso tempo, però, avvertiamo oggi una certa difficoltà di
fronte alla devozione mariana tradizionale, popolare, soprattutto da parte dei
giovani. Sono pochi i monasteri dove si prega il rosario, dove si recitano
litanie mariane e a nessuno viene in mente di pregare il cosiddetto ufficio
mariano come invece si faceva in molti conventi nel medioevo. Nella nostra
cultura avvertiamo un certo imbarazzo di fronte a concetti e immagini della
mariologia classica, titoli come per esempio «regina» o «avvocata» nel contesto
attuale rivestono significati diversi che qualche secolo prima: il mondo in cui
la chiesa vive oggi, esige nuovi approcci al mistero, ai contenuti teologici e
spirituali.
Anche la teologia
del secolo passato rispecchia questa ricerca. I nuovi metodi nello studio della
Bibbia come pure lo sviluppo del movimento ecumenico hanno messo in una nuova
luce alcune verità circa
Se l’epoca in cui
viviamo, quindi, è un’epoca di transizione, di cambiamento non solo politico,
economico, ma anche teologico e spirituale, allora nella ricerca di nuove
strade, oltre i principi teoretici, ci può essere utile ricorrere alla storia,
ai momenti del passato in cui sono avvenuti cambiamenti simili al tempo che
viviamo. Historia est magistra vitae,
potremmo citare la saggezza antica, quasi divenuta luogo comune, ma il detto va
inteso bene: la storia non è una maestra che dal passato ci fornisce le
risposte alle nostre domande, ma ci insegna a fare le giuste domande e ci
accompagna nella nostra ricerca di risposte.
Per questi motivi
dunque, come tentativo di dare uno strumento alla ricerca della teologia e
della spiritualità odierna circa
Il nostro studio,
dunque, non intende scoprire niente di nuovo: vista la quantità sconcertante degli
studi recenti su vari aspetti della mariologia bernardina ciò sarebbe anche
impossibile. Esso sarebbe piuttosto come un invito ad un viaggio attraverso i
temi principali della dottrina mariana di San Bernardo, un personaggio che
similmente a noi vive e scrive in un’epoca di transizione. L’intenzione nostra
è di individuare nei suoi scritti gli elementi per una mariologia monastica,
valida anche per i nostri tempi. Per poter raccogliere questi elementi proponiamo
di percorrere i passi seguenti:
-
Come primo passo cercheremo di conoscere i
personaggi che ci accompagneranno: in primo luogo presenteremo brevemente la
vita dell’abate chiaravallense basandoci su alcune biografie recenti e diamo
qualche informazione sui suoi scritti mariani. In secondo luogo invece abbozzeremo
la storia della ricezione della sua dottrina durante i secoli introducendoci soprattutto
all’opera di uno studioso del secolo scorso, quello di Jean Leclercq. Sarà lui,
infatti, il nostro Virgilio, la nostra presentazione è in gran parte ispirata
dai risultati della sua ricerca per mezzo della quale egli restituisce alla
mariologia di Bernardo il suo significato autentico: una mariologia classica,
biblica e monastica espressa in un linguaggio nuovo.
-
Come secondo passo ci avventureremo nella
mariologia di Bernardo e presenteremo i temi classici come la reale e verginale
maternità di Maria, la purezza e la santità uniche della sua persona e la
tipologia veterotestamentaria. Prenderemo i testi soprattutto dalle omelie che
l’abate ha scritto in onore della Madonna, spesso in occasione di diverse feste.
Il nostro obiettivo qui sarà quello di rendere evidente il legame forte che
unisce Bernardo alla tradizione anteriore a lui.
-
Come terzo passo metteremo in risalto
alcuni elementi della tematica e del linguaggio medievali dell’abate sempre
rimanendo sui testi delle omelie mariane conducendo l’indagine soprattutto
sugli aspetti nuziali, sul sì di Maria e sulla sua mediazione-intercessione. Lo
scopo di questo studio sarà la dimostrazione dell’importanza del linguaggio
corrispondente alle esigenze dell’epoca tardomedievale.
-
In fine, come quarto e ultimo passo, rivolgeremo
lo sguardo verso i limiti e i rischi nella mariologia Bernardina. Di limiti
parliamo su un piano dottrinale e affronteremo il problema dell’Immacolata Concezione,
mentre il rischio riguarda da un elemento piuttosto formale in quanto deriva dal
linguaggio adottato dai seguaci del dottore mariano.
Nella prima parte il
nostro modo di procedere sarà storico e sintetico, mentre nel resto del lavoro
analizzeremo il contenuto dei testi che costituiscono l’oggetto della ricerca.
Nella maggioranza dei casi ci limitiamo all’opera di San Bernardo utilizzando
come fonti gli scritti del dottore mariano, elencati nel primo capitolo,
secondo le edizioni e traduzioni che riportiamo nella bibliografia. Applicheremo,
dunque metodi soprattutto sincronici, ma alcune volte nella seconda e terza parte
avremo bisogno di cercare legami storici avendo, dunque uno sguardo diacronico.
Le fonti che parlano della vita di Bernardo sono di
diversi tipi. Anzitutto troviamo alcuni passaggi autobiografici nei suoi
scritti, in particolar modo nelle lettere. Poi, seguono le testimonianze di
contemporanei a cui si aggiungono alcuni documenti di archivio. Infine
disponiamo di quattro antiche vite di San Bernardo[2]
le quali dipendono dallo scritto agiografico di Guglielmo di Saint-Thierry,
scritto cinque anni prima della morte del santo e che non hanno un valore
strettamente storico. Non è qui il caso di narrare dettagliatamente la vita di
Bernardo, le biografie divulgative, del resto, apparse negli ultimi decenni
sono numerose[3]. Vogliamo solo presentare
il quadro biografico in cui nascono le opere che studieremo, elencando le date
più importanti di una vita molto complessa che ha marcato il dodicesimo secolo.
Nacque nel 1090 nel castello di Fontaine-lès-Dijon da
una famiglia di piccola nobiltà borgognona, terzo figlio Tescelino il Sauro e
della sua sposa, Aleth di Montbard. Verso l’età di otto anni i genitori
affidarono il figlio ai canonici della chiesa di Saint-Vorles dove ricevette
una buona educazione classica. La morte precoce della madre, avvenuta nel 1107,
segnò l’inizio di un periodo di ricerca nella vita di Bernardo di cui sappiamo
ben poco[4].
Conosciamo la fine del difficile camino di questo
quadriennio: nel 1111 egli lascia il mondo e si ritira in una casa dove presto
radunano attorno a lui suoi cinque fratelli e vari parenti e amici. La
primavera del 1113 con un gruppo di persone entra nel monastero di Cîteaux
dell’ordine appena nato dei cistercensi, monaci con disciplina più stretta
dell’epoca, assicurando la continua vita della fondazione. Bernardo con la sua
capacità di affascinare e di trascinare risalta fra i monaci e dopo soltanto
tre anni diventa abate di una nuova fondazione, Clairvaux (Chiaravalle).
Dal 1115 fino alla sua morte egli rimane abate di
Chiaravalle, e la sua personalitá poco a poco diventa, di fatto, il centro di
raccordo e di propulsione della vita ecclesiastica. I primi anni del suo
abbaziato sono assorbiti da problemi di vita monastica: l’ordinamento e
l’irrobustimento della comunità di Chiaravalle, che, retta con esemplare
austerità dal giovane abate, diventerà modello di osservanza e centro di attrazione
per le anime che aspiravano alla vita evangelica. Il numero dei richiedenti è
tale da obbligare Bernardo a sempre nuove fondazioni il cui numero nel momento
della morte del santo sarà
Nel 1130 con la duplice elezione di Innocenzo II e
Anacleto II al pontificato avviene uno scisma alla cui soluzione Bernardo dà un
contributo determinante. Facendo diversi viaggi in Italia riesce a convincere
molte città e principi a favore di Innocenzo e, dopo otto anni, a porre fine
alla divisione. A questo periodo risale l’Elogio
della nuova cavalleria, indirizzato al nuovo ordine dei cavalieri templari e
scritto fra 1128 e 1136 nonché la prima parte dei Sermoni sul Cantico dei cantici, iniziati verso il 1135.
Al suo ritorno a Chiaravalle si occupa maggiormente di
problemi giuridici e dottrinali. Ottiene dalla Santa Sede la deposizione del
vescovo di Langres nel 1138 e di quello di York nel 1143, ambedue sostituiti da
un monaco cistercense. Nel 1140, persuaso da Guglielmo di Saint-Thierry del
pericolo della dottrina di Pietro Abelardo, Bernardo conduce una campagna
contro il professore di Parigi che finisce con la condanna di Abelardo al
concilio di Sens. Negli anni 1144 e 1145 invece combatte Arnaldo di Brescia
che, denunciando le ricchezze della chiesa, fomentava la ribellione tra il
popolo di Roma. Accanto a numerose lettere in questo periodo nasce il trattato Sulla conversione, rielaborazione di un
sermone per la festa di tutti i santi e Il
precetto e la dispensa (1143). Dal