Una mariologia monastica

Rilettura della teologia mariana di San Bernardo di Chiaravalle

Studente: D. Izsák Zsolt Baán OSB

Nr. Matricola: 8518

Professore: P. Alfredo Simón OSB

 

 

Roma 2006
INDICE GENERALE




INTRODUZIONE

 

 

 

Nei monasteri benedettini e cistercensi alla fine della giornata tutta la famiglia monastica si riunisce davanti alla statua o all’immagine della Madonna e, come atto ultimo e solenne dell’ufficio divino, si canta l’antifona alla Vergine. L’attenzione alla figura materna di Maria, infatti, per molti secoli è stata una caratteristica forte della vita monastica e in molte comunità continua ad esserlo. Allo stesso tempo, però, avvertiamo oggi una certa difficoltà di fronte alla devozione mariana tradizionale, popolare, soprattutto da parte dei giovani. Sono pochi i monasteri dove si prega il rosario, dove si recitano litanie mariane e a nessuno viene in mente di pregare il cosiddetto ufficio mariano come invece si faceva in molti conventi nel medioevo. Nella nostra cultura avvertiamo un certo imbarazzo di fronte a concetti e immagini della mariologia classica, titoli come per esempio «regina» o «avvocata» nel contesto attuale rivestono significati diversi che qualche secolo prima: il mondo in cui la chiesa vive oggi, esige nuovi approcci al mistero, ai contenuti teologici e spirituali.

Anche la teologia del secolo passato rispecchia questa ricerca. I nuovi metodi nello studio della Bibbia come pure lo sviluppo del movimento ecumenico hanno messo in una nuova luce alcune verità circa la Madre di Gesù, basta pensare al dibattito attorno al senso in cui va intesa la verginità di Maria. Questa «persona drammatica», come definisce von Balthasar la figura della Vergine, viene interpretata in modi nuovi, a volte sorprendenti e spinti. La teologia femminista, per esempio, si ribella contro la sottomissione dell’umile serva, ma allo stesso tempo esalta la sua perpetua verginità come autonomia, mentre la teologia della liberazione vede nel canto del Magnificat la promessa della liberazione di tutti gli oppressi.  Infatti, il pensiero teologico si rende conto della possibilità di questi diversi punti di vista scoprendo una triplice oscillazione a proposito della figura della Vergine: l’oscillazione del femminino come tale (la duplicità dell’essere per l’uomo e allo stesso tempo essere uguale di rango all’uomo da parte della donna); l’oscillazione mariana tra essere umile serva e l’essere chiamata beata (regina) da tutte le generazioni e, infine, l’oscillazione che esiste tra gli eoni ossia l'appartenenza simultanea alla zona supra e infralapsalica[1]. Questi sono quindi alcuni contenuti che la speculazione teologica deve tener presente per procedere nella sua ricerca attuale, ma a proposito della forma, del modo di procedere possiamo trovare elementi anche nel passato: nella storia della mariologia.

Se l’epoca in cui viviamo, quindi, è un’epoca di transizione, di cambiamento non solo politico, economico, ma anche teologico e spirituale, allora nella ricerca di nuove strade, oltre i principi teoretici, ci può essere utile ricorrere alla storia, ai momenti del passato in cui sono avvenuti cambiamenti simili al tempo che viviamo. Historia est magistra vitae, potremmo citare la saggezza antica, quasi divenuta luogo comune, ma il detto va inteso bene: la storia non è una maestra che dal passato ci fornisce le risposte alle nostre domande, ma ci insegna a fare le giuste domande e ci accompagna nella nostra ricerca di risposte.

Per questi motivi dunque, come tentativo di dare uno strumento alla ricerca della teologia e della spiritualità odierna circa la Madre di Dio, ci proponiamo lo studio della mariologia di un autore che, similmente a noi, ha vissuto in un’epoca di grandi cambiamenti, e che con il suo insegnamento è riuscito a contribuire meritevolmente alla scoperta di un linguaggio nuovo per i suoi contemporanei nell’esprimere la dottrina classica. Tale autore è San Bernardo, abate di Chiaravalle, «dottore mariano» a cavallo di due epoche mariologiche. Seguendo, infatti, i cambiamenti nella riflessione sulla persona di Maria appare una divisione chiara tra due periodi nello svolgimento della storia. Il primo periodo medita, in termini sommari, sulla posizione della Madre nei confronti di Cristo e dura dal II al XII secolo, mentre il secondo periodo considera la posizione della Vergine tra gli eoni e dura dal XIII secolo ad oggi. All’interno del primo periodo si trovano incluse due epoche della storia della Chiesa: l’epoca patristica e il medioevo. Le due epoche hanno temi propri e approcci caratteristici ben distinguibili fra loro: mentre la patristica vede in Maria primariamente la madre reale, la Theotokos e come tale archetipo della Chiesa genitrice spirituale, il medioevo comincia a vedere la maternità della Vergine non solo rispetto a Cristo ma anche ai credenti, perciò anche un rapporto nuziale verso Cristo. Bernardo con i suoi scritti si trova proprio alla fine di questo periodo.

Il nostro studio, dunque, non intende scoprire niente di nuovo: vista la quantità sconcertante degli studi recenti su vari aspetti della mariologia bernardina ciò sarebbe anche impossibile. Esso sarebbe piuttosto come un invito ad un viaggio attraverso i temi principali della dottrina mariana di San Bernardo, un personaggio che similmente a noi vive e scrive in un’epoca di transizione. L’intenzione nostra è di individuare nei suoi scritti gli elementi per una mariologia monastica, valida anche per i nostri tempi. Per poter raccogliere questi elementi proponiamo di percorrere i passi seguenti:

-              Come primo passo cercheremo di conoscere i personaggi che ci accompagneranno: in primo luogo presenteremo brevemente la vita dell’abate chiaravallense basandoci su alcune biografie recenti e diamo qualche informazione sui suoi scritti mariani. In secondo luogo invece abbozzeremo la storia della ricezione della sua dottrina durante i secoli introducendoci soprattutto all’opera di uno studioso del secolo scorso, quello di Jean Leclercq. Sarà lui, infatti, il nostro Virgilio, la nostra presentazione è in gran parte ispirata dai risultati della sua ricerca per mezzo della quale egli restituisce alla mariologia di Bernardo il suo significato autentico: una mariologia classica, biblica e monastica espressa in un linguaggio nuovo.

-              Come secondo passo ci avventureremo nella mariologia di Bernardo e presenteremo i temi classici come la reale e verginale maternità di Maria, la purezza e la santità uniche della sua persona e la tipologia veterotestamentaria. Prenderemo i testi soprattutto dalle omelie che l’abate ha scritto in onore della Madonna, spesso in occasione di diverse feste. Il nostro obiettivo qui sarà quello di rendere evidente il legame forte che unisce Bernardo alla tradizione anteriore a lui.

-              Come terzo passo metteremo in risalto alcuni elementi della tematica e del linguaggio medievali dell’abate sempre rimanendo sui testi delle omelie mariane conducendo l’indagine soprattutto sugli aspetti nuziali, sul sì di Maria e sulla sua mediazione-intercessione. Lo scopo di questo studio sarà la dimostrazione dell’importanza del linguaggio corrispondente alle esigenze dell’epoca tardomedievale.

-              In fine, come quarto e ultimo passo, rivolgeremo lo sguardo verso i limiti e i rischi nella mariologia Bernardina. Di limiti parliamo su un piano dottrinale e affronteremo il problema dell’Immacolata Concezione, mentre il rischio riguarda da un elemento piuttosto formale in quanto deriva dal linguaggio adottato dai seguaci del dottore mariano.

Nella prima parte il nostro modo di procedere sarà storico e sintetico, mentre nel resto del lavoro analizzeremo il contenuto dei testi che costituiscono l’oggetto della ricerca. Nella maggioranza dei casi ci limitiamo all’opera di San Bernardo utilizzando come fonti gli scritti del dottore mariano, elencati nel primo capitolo, secondo le edizioni e traduzioni che riportiamo nella bibliografia. Applicheremo, dunque metodi soprattutto sincronici, ma alcune volte nella seconda e terza parte avremo bisogno di cercare legami storici avendo, dunque uno sguardo diacronico.



 

 

 

1. Cenni biografici

Le fonti che parlano della vita di Bernardo sono di diversi tipi. Anzitutto troviamo alcuni passaggi autobiografici nei suoi scritti, in particolar modo nelle lettere. Poi, seguono le testimonianze di contemporanei a cui si aggiungono alcuni documenti di archivio. Infine disponiamo di quattro antiche vite di San Bernardo[2] le quali dipendono dallo scritto agiografico di Guglielmo di Saint-Thierry, scritto cinque anni prima della morte del santo e che non hanno un valore strettamente storico. Non è qui il caso di narrare dettagliatamente la vita di Bernardo, le biografie divulgative, del resto, apparse negli ultimi decenni sono numerose[3]. Vogliamo solo presentare il quadro biografico in cui nascono le opere che studieremo, elencando le date più importanti di una vita molto complessa che ha marcato il dodicesimo secolo.

Nacque nel 1090 nel castello di Fontaine-lès-Dijon da una famiglia di piccola nobiltà borgognona, terzo figlio Tescelino il Sauro e della sua sposa, Aleth di Montbard. Verso l’età di otto anni i genitori affidarono il figlio ai canonici della chiesa di Saint-Vorles dove ricevette una buona educazione classica. La morte precoce della madre, avvenuta nel 1107, segnò l’inizio di un periodo di ricerca nella vita di Bernardo di cui sappiamo ben poco[4].

Conosciamo la fine del difficile camino di questo quadriennio: nel 1111 egli lascia il mondo e si ritira in una casa dove presto radunano attorno a lui suoi cinque fratelli e vari parenti e amici. La primavera del 1113 con un gruppo di persone entra nel monastero di Cîteaux dell’ordine appena nato dei cistercensi, monaci con disciplina più stretta dell’epoca, assicurando la continua vita della fondazione. Bernardo con la sua capacità di affascinare e di trascinare risalta fra i monaci e dopo soltanto tre anni diventa abate di una nuova fondazione, Clairvaux (Chiaravalle).

Dal 1115 fino alla sua morte egli rimane abate di Chiaravalle, e la sua personalitá poco a poco diventa, di fatto, il centro di raccordo e di propulsione della vita ecclesiastica. I primi anni del suo abbaziato sono assorbiti da problemi di vita monastica: l’ordinamento e l’irrobustimento della comunità di Chiaravalle, che, retta con esemplare austerità dal giovane abate, diventerà modello di osservanza e centro di attrazione per le anime che aspiravano alla vita evangelica. Il numero dei richiedenti è tale da obbligare Bernardo a sempre nuove fondazioni il cui numero nel momento della morte del santo sarà 68 in tutte le parti dell’Europa. Frutti letterari di questo primo periodo del giovane abate sono il trattato I gradi dell’umiltà e della superbia anteriore al 1122 o 1125, il libro Le lodi della Vergine Madre su cui ritorneremo, poi, l’Apologia per mezzo della quale egli interviene nel dibattito fra cistercensi e cluniacensi e, in fine, il trattato La grazia e il libero arbitrio anteriore a 1128. Inizia in questo periodo l’opera intitolata Sul dovere di amare Dio, portata a termine tra 1126 e 1141. Dopo questi anni di abbaziato, trascorsi a favore della comunità di Clairvaux, «la fama di Bernardo come abate e taumaturgo è così affermata da permettergli interventi al di fuori delle mura claustrali sempre più frequenti e sistematici»[5] come dimostra anche il volume della sua corrispondenza.

Nel 1130 con la duplice elezione di Innocenzo II e Anacleto II al pontificato avviene uno scisma alla cui soluzione Bernardo dà un contributo determinante. Facendo diversi viaggi in Italia riesce a convincere molte città e principi a favore di Innocenzo e, dopo otto anni, a porre fine alla divisione. A questo periodo risale l’Elogio della nuova cavalleria, indirizzato al nuovo ordine dei cavalieri templari e scritto fra 1128 e 1136 nonché la prima parte dei Sermoni sul Cantico dei cantici, iniziati verso il 1135.

Al suo ritorno a Chiaravalle si occupa maggiormente di problemi giuridici e dottrinali. Ottiene dalla Santa Sede la deposizione del vescovo di Langres nel 1138 e di quello di York nel 1143, ambedue sostituiti da un monaco cistercense. Nel 1140, persuaso da Guglielmo di Saint-Thierry del pericolo della dottrina di Pietro Abelardo, Bernardo conduce una campagna contro il professore di Parigi che finisce con la condanna di Abelardo al concilio di Sens. Negli anni 1144 e 1145 invece combatte Arnaldo di Brescia che, denunciando le ricchezze della chiesa, fomentava la ribellione tra il popolo di Roma. Accanto a numerose lettere in questo periodo nasce il trattato Sulla conversione, rielaborazione di un sermone per la festa di tutti i santi e Il precetto e la dispensa (1143). Dal 1145 in poi, per soddisfare la richiesta del suo segretario, Goffredo d’Auxerre, inizia la raccolta e redazione delle sue lettere e delle omelie formando così le collezioni dei Sermoni diversi, delle Sentenze e delle Parabole.