LETTERA CIRCOLARE (V)
DEL SEGRETARIO DEL SEGRETARIATO O. CIST.
PER
AI MONASTERI DELL’ORDINE
QUARESIMA E PASQUA 2006
PAX
Care consorelle!
Cari confratelli!
Dopo un’interruzione
abbastanza lunga, condizionata dalla situazione speciale nel monastero
d’Eschenbach, a causa della grave epidemia d’influenza del febbraio 2005,
continuo le mie lettere circolari, tanto più che dalle vostre reazioni
positive, ho avuto l’impressione che sono da voi apprezzate. Questa quinta lettera circolare appare dunque nel tempo di
Quaresima e di Pasqua. Per questi due tempi dell’anno ecclesiastico ho già
dedicato due lettere, la lettera circolare seconda dell’anno 2003 e la lettera
circolare terza del 2004, che si completano reciprocamente, e che hanno anche
gli stessi temi.
Con
I. quaranta giorni santi
(Quaresima)
Fin dal quarto secolo,
1. Un tempo di digiuno
L’inno della Quaresima
Ex more docti mystico, attribuito al
Papa San Gregorio Magno (+604) e che ha fatto il suo ingresso nel grande numero
dei nostri libri delle Ore dopo la riforma liturgica, spiega in un modo molto
bello perché il tempo della Quaresima prima di tutto sia un tempo di digiuno.
Le due prime strofe sono:
Seguendo una mistica
usanza
osserviamo in tutto
l’astinenza
Lungo questi quaranta
giorni
Il cui tempo ogni anno
ritorna.
L’antica legge e i
profeti
Nel passato l’avevano
promulgata,
Poi Cristo Gesù l’ha
consacrata,
Lui, creatore dei
tempi e re.
In questo inno, la
pratica del digiuno durante quaranta giorni trova dei fondamenti biblici e
cristologici. Come sappiamo, il numero
Per
Nei testi della bibbia
e della liturgia della Quaresima, soprattutto nelle preghiere e nei prefazi,
troviamo una “teologia del digiuno”. Un prefazio della Quaresima, ad esempio,
spiega il senso profondo e religioso del digiuno: Durante il digiuno, tieni lontano i peccati, sollevi lo Spirito, ci dài
la forza e la vittoria nel Signore nostro Dio” (vedi prefazio IV della
quaresima). C’è, infatti, ancora un altro aspetto molto importante del digiuno
– un aspetto che conoscevano già
Il digiuno, una delle
caratteristiche pratiche di tutte le religioni grandi del mondo, e specialmente
del monachesimo, è stato scoperto di nuovo negli ultimi anni, anche se si
tratta di un digiuno diretto alla salute e alla guarigione, che sono aspetti
degni di considerazione. Sul digiuno, la sua storia, i metodi e gli scopi
presenti in quei tempi sono usciti libri interessanti. Penso al libro,
ristampato già più volte, “Il digiuno pregare con il corpo e lo spirito”, (Ed.
Mediaspaul) di Anselmo GRÜN osb, un conoscitore della tradizione cristiana,
monastica e liturgica. Attualmente si traducono i suoi libri in lingue diverse.
2. Un tempo di
penitenza
Il vero appello della
Quaresima è la predica di Gesù nel Vangelo: “Convertitevi e credete al
vangelo” (Mc 1,15)! Conversione (penitenza, metanoia) è un concetto basilare del Nuovo Testamento e perciò
anche un impegno fondamentale della Quaresima. La conversione è un motivo che
nella liturgia della Quaresima è onnipresente. Sarebbe interessante ascoltare e
leggere i testi biblici e liturgici di quei giorni e di quelle settimane sotto
quest’aspetto.
Per sanare il mondo, Dio
creò questi giorni.
Ora noi ne vediamo segni,
perché l’anno seguando
il suo corso,
dopo il gelo e la
notte dell’inverno,
la primavera prepara
la terra per Pasqua.
( Breviario monastico,
St. Ottilien, 43: inno della vigilia)
Molto pronunciato è il
carattere della penitenza per
le Ceneri (Cineres), che è il portone d’ingresso ai quaranta giorni
santi. In origine, il digiuno pasquale fu solo durante il sacro triduo. A
partire dal quarto secolo si cominciò a prendere ispirazione dagli ideali della Bibbia, specialmente da
Gesù, per prolungare il digiuno a quaranta giorni. Attualmente la domenica è il
giorno della risurrezione del Signore, quindi la domenica è esclusa dal
comandamento del digiuno. Si dovevano allora avere quaranta giorni di digiuno.
Così la quaresima cominciava già dalle Ceneri (mercoledì). Questa tradizione
esiste in Occidente già fin dal 7. secolo. Prima, e talvolta anche dopo, la
prima domenica di quaresima era il principio
del tempo dei quaranta giorni (“Caput Quadragesimae”).
Per comprendere la
liturgia delle Ceneri e della Quaresima, è importante conoscere alcuni dati
storici della Chiesa antica. Nell’antichità cristiana tutti quelli che volevano
ricevere il sacramento della penitenza, dovevano essere penitenti pubblici.
Dopo la confessione privata dei loro peccati, davanti al vescovo o a un prete,
dovevano fare penitenza durante un certo tempo, che loro era imposto. Dovevano
digiunare, portare degli abiti di lutto, e rinunciare alla cura della bellezza.
In una celebrazione rituale, nella quale veniva anche cosparsa della cenere, i
peccatori e le peccatrici cominciavano ufficialmente il tempo di penitenza
pubblica. Dopo aver finito il tempo di penitenza, il Giovedì Santo, il vescovo
li riprendeva nella comunità della chiesa. A partire dall’11. secolo hanno
cominciato a cospargere la cenere il giorno delle Ceneri a tutti i credenti, e
durante lo stesso periodo, la confessione privata lentamente ha sostituito la
penitenza pubblica.
La liturgia delle Ceneri,
nei suoi canti, preghiere e gesti è ancora molto improntate in questa antica
liturgia di penitenza. Riguardo alla formazione della liturgia di penitenza,
nel nostro Ordine ci atteniamo alle direttive del Messale Romano. Certamente
possiamo utilizzare i testi e i canti del nostro Ordine, se corrispondono al
formulario romano. Il rito proprio di penitenza, con la distribuzione della
cenere benedetta (tradizionalmente è la cenere dei ramoscelli delle palme
bruciate dell’anno precedente), che sostituisce l’atto di penitenza all’inizio
della messa, ha luogo dopo il vangelo e l’omelia. Il Messale Romano
prevede anche una distribuzione della cenere fuori dell’Eucaristia. In questo
caso assieme ad un ufficio divino. Nel documento “Paschalis Sollemnitatis”. Della celebrazione di Pasqua e della sua
preparazione del 16. gennaio 1988 (= PS) nel n. 21 c’è scritto: Il mercoledì avanti la domenica I di
quaresima i fedeli, ricevendo le ceneri, entrano nel tempo destinato alla
purificazione dell’anima. Con questo rito penitenziale, sorto dalla
tradizione biblica e conservato nella consuetudine ecclesiale fino ai nostri
giorni, è indicata la condizione dell’uomo peccatore che confessa esternamente
la sua colpa davanti a Dio ed esprime così la volontà di una conversione
interiore, nella speranza che il Signore sia misericordioso verso di lui.
Attraverso questo stesso segno inizia il cammino di conversione, che
raggiungerà la sua mèta nella celebrazione del sacramento della penitenza nei
giorni prima della Pasqua. Il mercoledì delle ceneri è giorno obbligatorio di
penitenza in tutta la chiesa, con l’osservanza dell’astinenza e del digiuno.
Nella Bibbia, la
cenere è veramente un segno di penitenza, di tristezza e di fugacità. Più volte
si trova l’espressione “convertirsi vestendo il sacco e coprendosi di cenere”
(vedi Est 4,1.3; Macc 3,47; Jdt 4,9-15; Jon 3,6; Mt 11,21; Lc 10,13).
La più antica
tradizione del nostro ordine esprime il carattere di penitenza poiché nei giorni feriali ci inginocchiamo durante
l’orazione. [recentemente, dopo l’ultima riforma liturgica, anche nella
Preghiere delle Lodi e dei Vespri] (“genuflectimus ad formas”) [ vedi il nostro
“Ordinis Cisterciensis Directorium Divini Officii” 2005/2006, p. 43, No. 7].
Infatti tutte le comunità, specialmente dove ci sono consorelle/confratelli
attempati e malati, devono riflettere su questa prescrizione, se possono
osservarla. In ogni caso questa bella tradizione non è stata mai abolita.
Come già detto,
secondo la pratica cristiana, non c’è digiuno la domenica (e le feste). Le domeniche non sono giorni di
digiuno! Una posizione privilegiata prende da tempi antichi la 4. domenica di quaresima, la domenica
“Laetare” denominata secondo l’introito di questa domenica: “Laetare Jerusalem”. Dopo la metà della
Quaresima, è un giorno di gioia e di piacere anticipata sulla Pasqua. Secondo i
regolamenti liturgici a partire dai primi Vespri, si possono suonare l’organo e
altri strumenti. L’ altare può essere ornato con fiori. Questa regola vale
anche per le feste e per le solennità. Nella 4. domenica di quaresima è
possibile utilizzare le pianete di colore rosa (cf. PS, No. 25). Questa
tradizione, che si trova la prima volta nel 16 secolo, è in
rapporto con l’usanza del papa, di benedire in questa domenica una rosa d’oro.
L’idea è di festeggiare la vittoria della primavera sull’inverno, perché nei
primi secoli, i cristiani, secondo un’antica tradizione popolare romana,
portavano alla messa della quarta domenica di Quaresima delle rose per
scambiarsele vicendevolmente.
3. Un tempo di
preparazione del battesimo e di rinnovo del battesimo
Nella liturgia della
Quaresima, specialmente a partire dalla terza settimana, il motivo del
battesimo è molto presente; anche qui le radici sono storiche. Fin dall’inizio del
quarto secolo, la notte di Pasqua divenne la gran notte dei battesimi
dell’anno, nella quale una volta si distribuivano e si celebravano i tre
sacramenti cristiani dell’iniziazione: battesimo, cresima ed eucaristia. Per
questo, i quaranta giorni della quaresima furono un tempo di preparazione molto
intensa per i catecumeni in vista del battesimo nella notte di Pasqua, con
diverse tappe attraverso le feste liturgiche (gli scrutini). Molti testi
biblici e liturgici possono essere compresi con questa prospettiva (perciò è
importante includere l’ambiente storico
nell’interpretazione di quei testi, per esempio nelle omelie).
La quaresima è un
tempo per diventare cristiano! Nel “Paschalis
Sollemnitatis” si descrive il
duplice carattere della quaresima come preparazione al battesimo per i
catecumeni e come rinnovazione del battesimo per i cristiani già battezzati nel
modo seguente: «L’annuale cammino di
penitenza della quaresima è il tempo di grazia, durante il quale si sale al
monte santo della pasqua». «Infatti la quaresima, per la sua duplice
caratteristica, riunisce insieme catecumeni e fedeli nella celebrazione
del mistero pasquale. I catecumeni sia attraverso l”’elezione” e gli “scrutini”
che per mezzo della catechesi sono ammessi ai sacramenti dell’iniziazione
cristiana; i fedeli invece attraverso l’ascolto più frequente della
parola di Dio e una più intensa orazione sono preparati con la penitenza a rinnovare
le promesse del battesimo». (PS, No. 6)
Ci sono libri nuovi
sulla santa quaresima che si occupano intensamente della realtà del battesimo,
punto di partenza e fondamento di tutta la vita cristiana. In questa
connessione è molto interessante sapere che, per esempio, la nostra santa
GERTRUDE
Ho già parlato delle
questioni particolari sulla forma liturgica della quaresima nella lettera
circolare II del 2003, mentre nella lettera circolare III del
II. LA VEGLIA PASQUALE
NELLA NOTTE SANTA
La liturgia della
veglia pasquale nella notte santa era una volta una celebrazione che durava,
come nella Pascha Domini (il passaggio del Signore degli ebrei), tutta la
notte. Essa cominciava sul calar della notte
e durava fino al canto del gallo all’alba della Pasqua. Sant’Agostino
(+430) la descrive con una parola molto conosciuta “madre di tutte le sante
veglie” (mater omnium sanctarum vigiliarum). Questa veglia notturna si
svolgeva in questo modo: a) un’ampia liturgia della parola durante la quale si
leggevano i testi più importanti dell’Antico e del Nuovo Testamento alla luce
del mistero della Pasqua; b) l’Eucaristia c) seguita da un’agape fraterna. Nel
3. e 4. secolo, si allargava la veglia pasquale con due aggiunte: la liturgia
battesimale e il lucernario. Nei secoli posteriori, seguivano ancora altri
elementi di celebrazione. Il documento romano “Paschalis Sollemnitatis” introduce nella liturgia della veglia
pasquale nella notte con queste spiegazioni importanti: Per antichissima tradizione questa notte è «in onore del Signore» e la
veglia che in essa si celebra commemorando la notte santa in cui Cristo è
risorto è… In questa veglia infatti la chiesa rimane in attesa della
risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell’iniziazione
cristiana (No. 77). La veglia
pasquale, in cui gli ebrei attesero di notte il passaggio del Signore che li
liberasse dalla schiavitù del faraone, fu da loro osservata come memoriale da
celebrarsi ogni anno; era la figura della futura vera pasqua di Cristo, cioè
della notte della vera liberazione, in cui «Cristo, spezzando i vincoli della
morte, risorge vincitore dal sepolcro» (No 79). Fin dall’inizio la chiesa ha
celebrato la pasqua annuale, solennità delle solennità con una veglia notturna.
Infatti la risurrezione di Cristo è fondamento della nostra fede e della nostra
speranza e per mezzo del battesimo e della cresima siamo stati inseriti nel
mistero pasquale di Cristo: morti, sepolti e risuscitati con lui, con lui anche
regneremo. Questa veglia è anche attesa escatologica della venuta del Signore (No.
80).
La liturgia della
veglia, la cui forma si sviluppava durante i secoli, si compone secondo il
Messale Romano di quattro parti:
1. Il lucernario e il
preconio pasquale (Exultet)
La celebrazione della
luce all’inizio della veglia pasquale nella notte santa, si è emancipato
dall’antichissima tradizione del lucernario (rituale quotidiano dell’accendere
la luce). La comunità che sta celebrando, si riunisce di solito fuori della
chiesa intorno ad un fuoco, che è stato acceso in un luogo adatto. Secondo le
prescrizioni liturgiche “la fiamma deve
essere tale da dissipare veramente le tenebre e illuminare la notte” (PS,
No. 82). Dopo il saluto e l’introduzione, il prete benedice il nuovo fuoco e
prepara il cero pasquale: il Messale Romano lascia la scelta di incidere la
croce, l’anno, le lettere Alpha ed Omega e i cinque grani d’incenso – cosa
molto sgradevole! A proposito del cero pasquale,
2. La liturgia della
parola
La liturgia della
parola è il motivo più antico e più dettagliato della liturgia nella veglia
pasquale della santa notte. Questa parte della liturgia annuncia le grandi
opere divine della storia della salvezza. Si fonde sulla struttura e
successione cristiana (ed ebrea) della liturgia della parola: Lettura biblica,
responsorio, silenzio, preghiera definitiva del sacerdote, nella quale viene
interpretata la lettura dell’Antico Testamento nel senso cristologico e
pasquale. La rinnovata liturgia della veglia pasquale della santa notte
contiene sette letture dell’Antico Testamento che discendono la più
parte dalla più antica tradizione dell’oriente e dell’occidente, e di due
letture del Nuovo Testamento: una lettura dagli Atti degli apostoli e il
Vangelo di Pasqua.
Terminate le letture
dell’Antico Testamento si canta l’inno “Gloria a Dio”, vengono suonate le
campane (secondo le consuetudini locali), si pronuncia l’orazione colletta e si
passa alle letture del Nuovo Testamento (Lettera ai Romani). Si legge
l’esortazione dell’apostolo sul battesimo come inserimento nel mistero pasquale
di Cristo. Quindi tutti si alzano: il sacerdote intona per tre volte
l’«Alleluia», elevando più in alto gradualmente la voce, mentre il popolo a sua
volta lo ripete (vede PS, No. 87). Se necessario, il salmista o un cantore
intona l’“Alleluia”, che il popolo prosegue intercalando l’acclamazione tra i
versetti del salmo 117, tante volte citato dagli apostoli nella predicazione
pasquale. Finalmente sì annuncia con il Vangelo la risurrezione del Signore,
quale culmine di tutta la liturgia della Parola. “Non si ometta di fare l’omelia, per quanto breve, dopo il Vangelo”(PS,
No. 87).
3. La liturgia
battesimale (rinnovazione delle promesse battesimali)
Una volta la veglia
pasquale era la data fissata per il battesimo. Attraverso il catecumenato degli
adulti, in molti paesi l’interesse del del battesimo durante la veglia pasquale
è aumentato. Là dove ci sono dei battesimi durante la veglia pasquale, è a
questo punto che essi hanno luogo. Il
legame tra
4. La celebrazione
dell’Eucaristia
La celebrazione
dell’Eucaristia, che comincia dopo le intercessioni con la preparazione dei
doni, è il culmine della veglia pasquale. È
il memoriale del sacrificio della
croce e della presenza del Cristo risorto, completamento dell’iniziazione
cristiana, pregustazione della pasqua eterna. (PS, No. 90) La “Paschalis Sollemnitatis” ci mette in
guarda dal pericolo di considerare questa quarta parte come “appendice”
dell’Ufficio divino da non celebrare in tutta fretta: “Si raccomanda di non celebrare in fretta la liturgia eucaristica; al
contrario conviene che tutti i riti e tutte le parole raggiungano la massima
forza d’espressione…”(PS, No. 91). Nella veglia pasquale è desiderabile che
sia raggiunta la pienezza del segno eucaristico con la comunione ricevuta
sotto le specie del pane e del vino (vedi PS, No. 92) In seguito ad
un’antica tradizione, ripresa soprattutto nella Chiesa d’Oriente, alla fine
della celebrazione eucaristica si benedicono i cibi pasquali (dov’è la
tradizione).
In vista della grande
importanza teologica e liturgica della veglia pasquale, il tempo della
celebrazione ha una grande importanza.
Le motivazioni addotte da alcuni per anticipare la veglia pasquale, come ad es.
l’insicurezza pubblica, non sono fatte valere nel caso della notte di natale o
per altri convegni che si svolgono di notte (PS, No. 78). Le nuove
tradizioni degli ultimi anni, di celebrare la veglia pasquale al mattutino di
Pasqua o di spostare la liturgia della luce (per esempio dopo le letture
dell’Antico Testamento) che si sono sviluppate nelle diverse regioni, sono
iniziative singolari che non possono appellarsi alla liturgia ufficiale della
Chiesa, anche se sono belle!
La celebrazione della
veglia pasquale è molto esigente e deve essere preparata bene. Paschalis
Sollemnitatis dice: La liturgia della veglia pasquale sia compiuta in modo da
poter offrire al popolo cristiano la ricchezza dei riti e delle orazioni; è
importante che sia rispettata la verità dei segni, che sia favorita la
partecipazione dei fedeli, che venga assicurata nella celebrazione la presenza
dei ministranti, dei lettori e della «schola» dei cantori (No. 93)… Per una
migliore celebrazione della veglia pasquale si richiede che gli stessi pastori
acquisiscano una conoscenza più profonda sia dei testi che dei riti, per poter
impartire una vera mistagogia (No. 96)”. Là, dove ci sono delle comunità
piccole e troppo anziane per una degna celebrazione della veglia pasquale, c’è
veramente da riflettere ulle proposte della Paschalis Sollemnitatis: È molto
conveniente che le piccole comunità religiose sia clericali sia non clericali e
le altre comunità laicali prendano parte alle celebrazioni del triduo pasquale
nelle chiese maggiori. (PS, No. 43; cf. anche la mia lettera circolare III del
2004)!
Si continua la
celebrazione pasquale poi durante il tempo
pasquale (“Pentekoste” o cinquantina). I cinquanta giorni, che si
succedono dalla Domenica di Risurrezione alla Domenica di Pentecoste, si celebrano nella gioia come un solo giorno
di festa, anzi come «la grande domenica». (PS, No. 100). Così si prepara
durante quaranta giorni la festa di Pasqua che poi viene celebrata per
cinquanta giorni! Sui cinquanta giorni della festa pasquale e della sua forma
liturgica scriverò un’altra volta.
III. Informazioni
1. Il nuovo
segretariato O. Cist. per la liturgia
Forse avete saputo che
il Capitolo Generale del nostro Ordine, che ha avuto luogo dal 1 al 12
settembre
La commissione
liturgica O.Cist. fu fondata dal Capitolo Generale nel 1933 allo scopo di
revisionare i libri liturgici. Era dunque specialmente una “Commissio pro revisione liturgiae”, com’era chiamata nei
documenti. L’8. dicembre 1939 l’Abate Generale Edmondo BERNARDINI (+1950) ha
spostato la sede di questa commissione dalla Casa Generalizia al nuovo
monastero d’Hauterive (Svizzera) ed ha nominato Sighard KLEINER (+1995), che in
quel tempo era ancora priore del monastero, come preside (è rimasto preside
fino al 1955). La revisione dei libri liturgici era intanto opera di una
piccola commissione composta dai monaci di Hauterive, finché il Capitolo
Generale del
Con il passar del
tempo, la commissione liturgica, numerosa e internazionale, (quasi quanto il
Sinodo dell’Ordine!) si rivelò troppo complicata, pesante ed inefficace. Perciò
c’era il desiderio di una semplificazione. Inoltre il lavoro principale della
commissione era portato a termine con la pubblicazione del “Rituale
Cistercense”. Anche i Trappisti hanno sciolto, dopo il concilio, la loro
commissione liturgica e hanno trasferito
le competenze sulle varie regioni e monasteri. Anche nel nostro Ordine, alcune
congregazioni hanno le proprie commissioni liturgiche. Alla base di queste
esperienze e sviluppi veniva l’idea di un segretariato liturgico.
Come è composto il
nuovo Segretariato liturgico?
Si compone di un(a)
Segretario(a) che coordina il lavoro del segretariato, e di due assistenti.
Tutti e tre devono essere esperti di liturgia, sia in teoria che in pratica.
Essi sono membri dell’Ordine, eletti per cinque anni dal Sinodo dell’Ordine che
segue immediatamente il Capitolo Generale ordinario. Fino al successivo Sinodo
dell’Ordine che deve eleggerli, il segretario resta P. Alberich Altermatt.
Quali sono i Compiti
del Segretariato?
I lavori del
Segretariato, che devono essere svolti per il bene dell’Ordine e in accordo con
l’Abate Generale, coprono largamente quelli che finora svolgeva la commissione
liturgica (e il presidente della commissione).
1. preparare le
questioni liturgiche da trattare nel Capitolo Generale e nel Sinodo;
2. offrire aiuto e
stimolo ai nostri monasteri nell’ordinare la liturgia e comunicare loro le
iniziative che si fanno nella Chiesa e negli Ordini monastici, soprattutto con
lettere encicliche da inviare periodicamente alle singole comunità;
3. provvedere
annualmente all’edizione del “Direttorio dell’Ufficio Divino dell’Ordine
Cistercense”;
4. promuovere la
formazione liturgica sia dei monaci che delle monache;
5. promuovere la
traduzione dei testi propri liturgici nelle varie lingue volgari;
6. preoccuparsi di
collaborare con le singole Congregazioni dell’Ordine e con gli Istituti
monastici, specie della Famiglia Cistercense, per quel che riguarda le
questioni liturgiche comuni;
7. fare al Sinodo e al
Capitolo Generale una relazione sulle attività e sulle decisioni del
Segretariato.
La sede del
segretariato per la liturgia è
2. “Cistercian
Liturgy” sulla pagina Internet dell’Ordine
Una volta di più
vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che il sito del nostro Ordine, www.ocist.org,
comprende una pagina sotto il
nome “Cistercian
Liturgy” in cui si trovano informazioni molto interessanti (divise
in 10 sezioni) e dove potete trovare tutte le mie circolari nelle diverse
lingue: tedesca, italiana, spagnola, francese e portoghese. Sotto il titolo “Rituale
Cisterciense” si trovano le traduzioni nella lingua francese, spagnola
e portoghese. Qui voglio ringraziare cordialmente Padre Meinrad Tomann,
Procuratore Generale dell’Ordine, e il suo team per il suo apporto a tale sito
e per il continuo aggiornamento.
3. L’”Ordinis Cisterciensis Directorium Divini Officii”
Come avete di certo
notato, il nostro Calendario liturgico dell’Ordine è cambiato fin dall’edizione
del 2004/2005, specialmente nelle rubriche dei tempi privilegiati e di alcune
feste. Con questo atto, vogliamo avvicinarci al Calendario liturgico della
Chiesa universale, che è stato modificato e arricchito dopo l’ “Editio typica
tertia” del “Missale Romanum” del 2002 o a pertire dai nuovi decreti,
modificazioni e sviluppi dati dalla Congregazione. La maggior parte, i
Calendari liturgici delle diocesi e degli Ordini seguono annualmente l’ “Ordo
Missae celebrandae et Divini Officii persolvendi secundum calendarium Romanum
Generale”. Fr. Xaver GUANTER, responsabile del Calendario liturgico dell’Ordine
e i suoi confratelli di Poblet, preparano con grande cura e puntualità il Calendario liturgico del nostro Ordine.
Perciò un grande ringraziamento a lui e ai suoi assistenti!
***
A voi tutti, care
consorelle e confratelli, auguro una buona scalata al monte santo della festa
benedetta dal Signore, nella gioia pasquale!
Con i miei saluti
fraterni rimango cordialmente in Cristo
fr. Alberich M. Altermatt O. Cist.
Monastero Eschenbach (Svizzera), 26 febbraio 2006