GUGLIELMO DI SAINT-THIERRY, La contemplazione di Dio
Purificata dai vizi ti amerò
“Venite, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe, egli ci insegnerà le sue vie.
Intenzioni, sforzi, desideri, pensieri, affetti, e tutto ciò che mi è più intimo: venite! Saliamo al monte, al luogo dove il Signore vede e si mostra. Angosce, sollecitudini, ansie, fatiche, pene della schiavitù, aspettatemi qui con l’asino, con questo corpo: io con il fanciullo – cioè la ragione con l’intelligenza - ci affretteremo fin lassù e dopo aver adorato ritorneremo a voi.
Si ritorneremo! E quanto prima, purtroppo! Infatti l’amore della verità ci allontana da voi, ma la verità dell’amore non ci permette, a motivo dei fratelli, di abbandonarvi e di rinnegarvi. Ed è bene però che ora i vostri bisogni si tirino indietro: non va perduta del tutto quella dolcezza per causa vostra.
O Signore, Dio delle virtù, volgiti a noi: mostra il tuo volto e noi saremo salvi!. Ma, ahimè, Signore, quanto è affrettato, quanto è temerario, quanto è disordinato, quanto è presuntuoso, quanto è alieno dalla regola della parola della verità e della tua sapienza che un cuore immondo voglia vedere Iddio!
Tuttavia, la tua bontà, Signore, abbi pietà! Tu somma bontà, bene immenso, vita dei cuori, luce degli occhi interiori. Questa infatti, Signore, è la mia purificazione, questa la mia fiducia, questa la giustizia: contemplare la tua bontà, Dio misericordioso.
Perciò, o Signore Dio mio, che, nel modo che tu conosci, dici all’anima mia: “Sono io la tua salvezza”, Rabbonì, sommo maestro, dottore unico per vedere ciò che desidero vedere, dì al tuo cieco mendico: “Che cosa vuoi che ti faccia?”
E tu sai che cosa io desidero perché sei tu che mi doni questo desiderio, tu sai come dal profondo degli abissi, lontano dalle altezze, dalle bellezze e dalle dolcezze di questo secolo e da tutto ciò che può o suole tentare, cioè la concupiscenza della carne e degli occhi o l’ambizione dello spirito, tu sai come il mio cuore ti parla e dice: “Il mio volto ti ha cercato; cercherò o Signore il tuo volto. Non distogliere il tuo volto da me; non abbandonare nella tua ira il tuo servo”.
Certamente io sono impudente e temerario, o mio eterno soccorritore, difensore instancabile, ma sappi che è per amore del tuo amore che io faccio questo.
- Eccomi, tu vedi me che non ti vedo, così come mi hai dato il desiderio di te, tu che sei la causa di qualsiasi cosa che a te piace in me. Tu prontamente perdoni al tuo cieco che corre verso di te e gli dai una mano allorquando le difficoltà impediscono la corsa -.”.
(GUGLIEMO DI SAINT-THIERRY, La contemplazione di Dio, a cura di Mario Sangallo, Roma 1998, p.17- 18).