GUGLIELMO DI SAINT-THIERRY, Contemplazione
Il dono di amore
“Ora dunque, Signore con piena fiducia ti venero, Dio principio unico di ogni cosa, sapienza grazie alla quale è sapiente ogni anima sapiente, dono grazie al quale sono beate tutte le cose beate. Te, Dio unico, io venero, adoro e benedico; te io amo o amo amare, te desidero con tutto il mio cuore, con tutta la mia mente, con tutta la mia forza (Lc 10,27). Quanti fra gli angeli o gli spiriti buoni ti amano, io so che amano anche me, perché anch’io mi amo in te. Quanti rimangono in te (Gv 15,5) e sono in grado di ascoltare le preghiere e gli slanci dell’uomo, io so che in te mi esaudiscono, così come anch’io in te canto con gioia la loro gloria. Quanti trovano in te il loro bene, in te mi danno il loro aiuto, e non possono esser gelosi della mia partecipazione a te: è proprio dello spirito apostata fare della nostra miseria la sua gioia e del nostro bene la sua sconfitta. Decaduto dal bene comune a ogni creature e dalla vera beatitudine, questi non è più sottomesso alla verità e gode così di gioia private odiando il bene comune a tutti”.
(GUGLIELMO DI SAINT-THIERRY, Contemplazione, 5, a cura di Edoardo Arborio Mella, Magnano 1984, pp. 52-53).