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CORSO FORMAZIONE MONASTICA |
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22. 08. 2007 PER DUCATUM EVANGELIINel Prologo della Regola di S. Benedetto troviamo questa bella espressione: con la guida del Vangelo1, che dovrebbe dare un orientamento alla nostra formazione fin dal suo punto di partenza. Durante il lungo cammino, sarà necessario essere sempre preceduti dalla figura del Buon Pastore, quale si è degnato di mostrarsi ai nostri occhi nel Vangelo, nel liberare la pecora prigioniera dei rovi, la nostra natura umana, prigioniera delle sue passioni, nella quale si è incarnato il Logos. È lui, così come lo incontriamo nel Vangelo, che sarà la norma della nostra vita, il metro della nostra giustizia, per ritornare, attraverso l’esercizio dell’obbedienza [del Cristo] a Colui dal quale ti aveva allontanato la pigrizia della disobbedienza [di Adamo]2. Il monaco dovrà essere sempre in cerca di lui, e tutta la nostra esistenza dovrà essere un costante lavoro di conformazione a questo modello, a questo Uomo-tipo che è Gesù Cristo. La sua vita renderà divina la nostra, e il suo altissimo esempio riformerà le nostre azioni. Egli sarà l’ideale supremo del monaco, che non deve nulla preferire all’amore del Cristo3, e la Regola ripete la stessa espressione al termine del penultimo capitolo, in una maniera più assoluta ed enfatica, nei seguenti termini: essi non dovranno assolutamente preferire nulla al Cristo4. Il Papa Giovanni Paolo II ce l’ha ripetuto con altre parole: Gesù Cristo è la strada principale della Chiesa. Egli è la nostra strada verso “la casa del Padre”5, ed è anche la strada per ogni uomo6. Per S. Benedetto anche l’uomo nel senso pieno della parola è Gesù Cristo, è l’Uomo-tipo, che esclude ogni antropocentrismo autosufficiente e lo cambia in un antropocentrismo aperto all’altro come ripete l’enciclica Redemptor hominis di Giovanni Paolo II. L’attuale Papa, Benedetto XVI, commentando e chiosando il suo predecessore, dice che ogni antropocentrismo che tenta di cancellare Dio come concorrente dell’uomo si è cambiato, dopo tanto tempo, in disgusto dell’uomo e per colpa dell’uomo. L’uomo non può più considerarsi il centro del mondo e ha paura di se stesso a motivo della sua potenza distruttrice7. Quando l’uomo è posto al centro escludendo Dio, è sconvolto l’ordine complessivo ed è allora che prende tutto il suo valore questa parola della lettera ai Romani8 in cui leggiamo che il mondo, trascinato nella soffrenza e nel gemito dell’uomo figurato in Adamo, è dopo quel tempo in attesa della sua liberazione con l’arrivo dei figli di Dio. Proprio perché il Papa Giovanni Paolo II portava il Cristo al centro del suo cuore, ha inaugurato il suo Pontificato con l’energica confessione di Pietro: Tu sei il Messia, il Figlio di Dio vivente alla quale il Cristo ha risposto: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa9. Il novello Pietro ha iniziato il suo cammino prendendo giorno dopo giorno sempre più coscienza di ciò che era e del perché credeva in ciò che diceva e faceva, e arrivato alla vecchiaia, ha aperto con una forza sorprendente la Porta Santa nel 2000 per dare inizio al Giubileo, durante il quale, con la sua voce caratteristica e ringiovanita, gridava: Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la Sua potestà! Anzi spalancate le porte a Cristo!10 come se volesse aprire in grande le porte del cuore dei giovani al Cristo, in quanto solo con la venuta del Cristo i figli di Adamo possono diventare figli di Dio e l’uomo e la creazione possono vivere nella loro libertà. L’antropologia di Giovanni Paolo II è, di conseguenza, nella radice più profonda, teocentrismo, che S. Benedetto così esprime: nulla preferire all’amore del Cristo11, che è Dio, e essi non preferiranno assolutamente nulla al Cristo12, tante volte ripetuto da Benedetto XVI. L’antropocentrismo cristiano in San Benedetto si fa concreto quando dice: Prima di tutto e soprattutto ci si deve prendere cura dei fratelli malati. Li si servirà come se fossero il Cristo in persona, poiché egli stesso dice: “Ero malato e mi avete visitato13 e parlando allo stesso modo anche degli ospiti, perché in questi ultimi si riceve il Cristo: ho chiesto ospitalità e mi avete accolto;14 e quando parla dell’Abate egli dice: poiché si crede che egli occupa il posto del Cristo nel monastero lo si chiamerà con lo stesso nome: Abba, Padre e Padrone e Signore15 e, se tutta la Regola è vivere per ducatum Evangelii, sotto la guida del Vangelo, essa ha nel suo complesso un fondamento cristologico, che dovete scoprire nella sua lettura e nel suo studio; basta leggere attentamente il capitolo quarto in cui troverete le beatitudini, il decalogo, le opere di misericordia. Prima di tutto, dunque, bisogna seguire tale iniziazione al cristianesimo, sia quella che ci offrono il Vangelo, il Magistero della Chiesa e la Regola, sia quella dei libri che ci aprono alla grande le porte verso la conoscenza del Cristo per incentrare la vostra vita in Lui. Da ciò scaturisce che, in questo corso, primo del nuovo Triennio, vi è il tema della lettura cristologica dei salmi, la parte della Bibbia più letta dai monaci e che costituisce il nostro libro di preghiera, come sappiamo dalla lettura completa di ciò che si chiama il codice liturgico al quale S. Benedetto consacra diversi capitoli16. Tutte le altre materie del Triennio di Formazione Monastica ruotano intorno a questo soggetto cosocché il vostro avvenire, già reso presente, sia l’apprendistato del cammino da seguire nella vostra trasformazione in Cristo. La vostra stessa coesistenza nel Collegio San Bernardo può essere questa introduzione al cristianesimo affinché in seguito, tornando in monastero, al termine del Triennio, si veda che qualcosa si è prodotto nella vostra vita, un cambiamento, una conversione. Quando si vive in comunità bisogna osservare delle norme di comportamento, certamente, ma la formazione cristiana non è soltanto un insieme di cerimonie che già da se stesse effettueranno tale trasformazione. Al termine della visita canonica in una comunità nella quale vi è un gruppo di giovani nel periodo di iniziazione, nel redigere la carta della visita, ho scritto loro: ..... la spiritualità che offre la Regola di San Benedetto, e cioé: fare dei monaci uomini incentrati nel Cristo, servizievoli, zelanti verso l’ufficio divino, collaboratori obbedienti all’Abate per il bene comune, umili e pazienti per sopportare le debolezze dei fratelli, sie quelle fisiche che quelle morali, accoglienti verso gli ospiti. Di conseguenza, non pensate mai che, meno dormite, mangiate, più sopportate freddo o caldo, monaci migliori sarete, al contrario, più avrete una buona salute, più avrete sviluppato i doni e i talenti ricevuti dal Signore, meglio lo servirete presente nei fratelli e potrete mantenere il dialogo tra la fede e la cultura che permetterà di scrivere nuove pagine nella storia di questo monastero17. Perciò, nel programma di formazione preparato per voi, giovani monaci e monache che seguite la Regola di San Benedetto, abbiamo preso anche in considerazione questa formazione integrale: umana, cristiana e monastica, al fine di fare di voi persone capaci di instaurare il dialogo tra la fede e la ragione, perché conosciate , molto meglio di noi quando avevamo la vostra età, i diversi aspetti della cultura, che sono i seguenti: I generi di vita, cioé i costumi e le professioni delle diverse classi sociali nel quadro rurale o urbano in cui sono distribuite. I progressi tecnici, cioé le realizzazioni soddisfacenti a beneficio del bene-essere materiale dei popoli, delle loro realizzazioni, delle invenzioni. Le correnti ideologiche, cioé l’attitudine degli uomini dinanzi ai principali problemi del mondo e della vita. Le manifestazioni estetiche, che comprendono quelle a carattere artistico (l’architettura, la scultura, la pittura, la musica) e quelle di tipo letterario (la poesia, il teatro, il saggio, il romanzo, etc.). La religiosità, cioé le concezioni religiose, morali, escatologiche (al di là della morte) della società. La trasmissione della cultura (le scuole, le università, le accademie etc.). Questi aspetti si trovano in tutte le culture, cioé che là dove vi è una lingua diversa da un’altra, vi è una cultura e, di conseguenza, una nazione18 nella quale li si può considerare tutti, in modo più o meno evoluto e differente, secondo la geografia in cui si sviluppano. Un corso di formazione monastica non esclude dal suo programma, in nessun modo, la cultura umanistica ed è la ragione per la quale abbiamo menzionato gli aspetti sulla storia19, perché consideriamo necessario conoscerli per stabilire il dialogo tra le fede e la cultura, di cui abbiamo parlato prima20. Importante è anche lasciarci guidare dall’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II21, e perciò abbiamo incluso delle visite, accompagnati da professori competenti, della Roma antica, cristiana, Rinascimentale, Barocca fino a giungere a quella dei nostri giorni senza escludere di programmare, durante il corso, per lo stesso scopo, delle escursioni guidate fuori Roma. Ogni conversione presuppone la formazione per effettuare il percorso di cambiamento e richiede la conversione intellettuale che include: accogliere il “dato”; la necessità di crescere; la conversione morale, con due teorie dello sviluppo morale, e una morale del dono di sé; la conversione religiosa, che richiede l’unione, né la simbiosi né la nostalgia tra limite e desiderio; la conversione affettiva che integra la dipendenza e la fiducia in se stessi e la liberazione che ne segue. Da ciò deriva che il Triennio comprende studi di psicologia, di sociologia, di arte, oltre alle materie che sono considerate più attinenti alla formazione religiosa e monastica, cominciando dai fondamenti biblici della vita consacrata. Il Triennio da portare a termine non è una specie di “piccolo corso”, che nel suo stesso nome, come diminutivo, sembra indicare già un breve periodo e per dire anche qualcosa per nulla approfondito o molti giorni di congedo. Abbiamo cercato di giungere a dare un carattere ufficiale agli studi fatti durante il Corso una volta superati gli esami. Il Collegio San Bernardo offre i Corsi, ma ciascuno studia in monastero durante l’anno e se nel corso seguente gli studenti presentano l’esame, oralmente o per iscritto, dopo aver redatto un lavoro su di un argomento assegnato da un professore che li guida nella loro ricerca, allora riceveranno l’attestato che darà un carattere ufficiale agli studi fatti, come avete letto nel trittico che è stato inviato ai vostri monasteri per offrire ai vostri superiori(e) l’occasione di vegliare sulla vostra formazione. I corsi sono pensati per voi per accompagnarvi rispettosamente nella vostra crescita e per offrirvi ciò che noi, sfortunatamente, non abbiamo avuto l’opportunità di ricevere all’epoca nostra. Oggi, sono trascorsi quarant’anni dal Capitolo Generale speciale celebrato dopo il Concilio Vaticano II, noi abbiamo cercato – non senza ostacoli – di strutturare l’Ordine secondo le decisioni prese nelle due tappe (1968-1969) di quel Capitolo Generale che ha lavorato intensamente e con grande speranza per applicare all’Ordine tale Concilio che ha rappresentato un soffio dello Spirito sulla Chiesa. Avete ricevuto un’ampia informazione di tutto ciò nel libro Per meglio conoscere l’Ordine Cistercense22 e nelle note del corso che sono state pubblicate in diverse lingue, come pure lavorando negli Archivi della Curia Generalizia. La chiara opzione per i giovani, presa dal Capitolo Generale, e di cui abbiamo parlato tante volte, è la garanzia che non vogliamo niente di più che il meglio per voi, secondo le possibilità del momento nel quale viviamo, ma vi è stato anche detto che il vostro soggiorno a Roma consiste nel condurre degli studi responsabili e non per vivere una vacanza romana; inoltre, per affetto, simpatia e comprensione, vi è stato detto che, se i vostri superiori/e ve lo permettono, potete arrivare al Collegio prima dell’inizio del corso o restarvi dopo la sua conclusione, per visitare Roma in modo più libero, anche se voi siete stati avvertiti che, durante il cordo, nessuno può permettersi visite ad amici o parenti e ancor meno di preparare, per proprio conto, uscite dal Collegio San Bernardo, o di farlo senza autorizzazione. Se qualcuno osa agire in questo modo, potrà essere rimandato al suo monastero. Forse ciò che vi dico provocherà prematuramente la vostra entrata nell’ora della disillusione, ma in realtà è l’ora della chiamata ad una consacrazione più libera e cosciente dell’esistenza stessa dell’Altro: del Cristo, in conformità con il suo “essere-per-gli-altri” per arrivare ad essere davvero adulti cristiani e responsabili, capaci di prendersi cura dell’altro in modo stabile e con cuore aperto. Se il Triennio di formazione non vi porta ad aprire in grande le porte del vostro cuore al Cristo, a cosa servirà? Ciò detto, il corso è aperto. Vi ringrazio per la vostra attenzione Roma, 22 agosto 2007. 1 Regola di S. Benedetto, Prologo, 21 2 RB prol. 2 3 RB 4,21 4 RB 72,11 5 Gv 14,2 6 Redemptor hominis, 13, citato da J. Ratzinger, Giovanni Paolo II, Ed. S. Paolo, Torino, 2007, p. 38 7 J. Ratzinger, Ibidem 8 Rm 8,19.21-22, In realtà la creazione tende con tutte lke sue forze a vedere questa rivelazione dei figli di Dio ... di essa, anch’essa, liberata dalla schiavitù, dalla inevitabile disgregazione, per conoscere la libertà, la gloria dei figli di Dio. Lo sappiamo bene, tutta la creazione grida la sua sofferenza, essa passa attraverso i dolori di un parto che dura ancora. 9 Mt 16,16-18 10 Giovanni Paolo II, omelia durante la celebrazione dell’Eucaristia all’inizio del suo Pontificato il 22 ottobre 1978, caratterizzato da un evidente cristocentrismo che andrà sviluppandosi fino alla famosa espressione del 15 agosto 2000 a Tor Vergata (Roma), in occasione della XVIII Giornata Mondiale della Gioventù, e ripetuta più volte fino all’ultimo giorno del suo Magistero. 11 RB 4,21 12 RB 72,11 13 RB 36,1-2 14 RB 53,1 15 RB 2,1-3 e 63,13 16 RB 8-19. Non ci si deve stupire che il Movimento Liturgico che culmina nella Sacrosanctum Concilium, inizi nei monasteri benedettini, dove i monaci, nel loro desiderio di ritorno alle fonti, durante la restaurazione della vita monastica in seguito alla Rivoluzione francese, hanno scoperto che nella Regola di San Benedetto, non vi è altro matodo di preghiera che quella di utilizzare la Parola di Dio, perché non conosciamo altra forma di preghiera se non la sua stessa Parola, cioé la recita dei salmi, la lettura dell’AT e del NT e i commenti dei Padri della Chiesa che rappresentano il modo con cui la Chiesa antica ha letto la Scrittura. 17 Carta alla Comunità di Poblet, nel momento di terminare la visita canonica il 25 marzo 2007. 18 Giovanni Paolo II nel suo discorso all’UNESCO il 1 giugno 1980 e in numerosi viaggi. 19 Per questo ci siamo serviti di Enric Bagué, Historia de la Cultura y la Técnica, Ed. Teide, Barcellona 1944, pp 6-7. 20 Per questo Paolo VI ha dichiarato San Benedetto Patrono dell’Europa a Montecassino inaugurando, nel 1964, il monastero ricostruito, venti anni dopo la sua distruzione, in pratica distrutto nel 1944 da un bombardamento alleato. 21 Giovanni Paolo II, Fides et Ratio, promulgata nel 1988, molto importante per inserirla nell’ambito antropologico. 22 Preparato, in diverse lingue, dagli alunni del primo corso di formazione nel 2001.
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