BALDOVINO DI FORD


Il Sacramento dell’altare

 

Rendimento di grazie

<<Un rendimento di grazie ha sempre all’origine un beneficio: normalmente perciò elargire il dono precede il render grazie. Ma talvolta, per la certezza del compimento, può accadere di ringraziare prima di ricevere il dono. Ora Cristo sapeva quanta fosse la grazia di questo sacramento ineffabile, e quanti beni ne sarebbero a noi derivati. Sapeva anche quanti mali Egli avrebbe ben presto sopportato per noi. Per entrambe queste ragioni, per il bene che sarebbe stato concesso ed il male sopportato, Egli ringrazia il Padre: entrambe le cose infatti sono a nostro vantaggio. Gesù ci ama a tal punto da ringraziare del bene fattoci come se fosse fatto a Lui. Eppure il nostro bene non è altro che dono suo. Rende grazie per noi colui stesso che fa il dono, come se fosse Lui a ricevere: poiché quando viene fatto del bene a noi, Egli lo considera fatto a sé e ne rende grazie. Per Lui donare è lo stesso che ricevere un dono. E’ questa un’opera della sua intima carità, con la quale Egli ci unisce a sé come sue membra, e in noi riceve tutti i doni che ci ha fatti. Ecco perché il Profeta gli si rivolge dicendo: "Hai ricevuto doni negli uomini", anche se è Lui stesso che per primo ha donato agli uomini. Egli ringrazia per il bene nostro, che ci viene da Lui, insegnandoci così a ringraziare a nostra volta dei suoi doni cioè del bene che è in noi. Egli rende grazie dei flagelli inflitti dal peccato altrui, per insegnare a noi a non mormorare sotto i flagelli del peccato nostro. Rende grazie per la salvezza del mondo, che Egli si accinge a donare al genere umano dando come cibo la propria carne e come bevanda il proprio sangue per saziare di beni il nostro desiderio; dando come riscatto se stesso, per redimere la nostra vita dalla rovina>>.

(BALDOVINO DI FORD, Il Sacramento dell’altare, 41, a cura di Giorgio Maschio, Biblioteca di Cultura Medievale, Milano 1984, p. 73-74)


Omnis gratiarum actio causam respicit beneficii. Sed licet prius sit gratiam conferre quam referre, nonnunquam tamen pro certitudine rei futuræ gratiarum actione beneficium prævenitur. Sciens ergo Christus quanta sit gratia hujus ineffabilis sacramenti, quantaque bona hinc ab ipso sint nobis conferenda, sciens quoque quanta mala mox ab ipso pro nobis sint perferenda, pro utraque causa gratias Patri agit, videlicet pro bonis præstandis et pro malis tolerandis. Utaque enim nobis prosunt. In tantum nos amat Jesus, ut pro nostris bonis gratias agat tamquam pro suis. Et bona utique nostra non sunt nisi ejus dona. Ipse tamen, qui dona tribuit, gratias agit, sicut solet qui accipit; reputat enim sibi dari et a se gratias deberi, cum nobis præstatur. Instar enim muneris habet accepisse, cum dederit. Hoc autem facit intima illa caritas, per quam nos sibi jungit ut membra, ut accipiat in nobis quicquid dederit nobis. Propter quod ad ipsum, qui dona dedit hominibus, propheta loquitur et dicit: Accepisti dona in hominibus. Gratias ergo agit pro bonis nostris donis suis, erudiens nos ut nos gratiam referamus pro donis suis bonis nostris. Gratias agit pro flagellis inquitatis alienæ, erudiens nos ne murmuremus inter flagella iniquitatis propriæ. Gratias agit pro salute mundi, quam humano generi dare disponit, dans carnem suam in cibum, sanguinem in potum, ut repleat in bonis desiderium nostrum, dans seipsum in pretium, ut redimat de interitu vitam nostram.


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