LETTERA CIRCOLARE (4)

DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE LITURGICA O. CIST.

PER IL TEMPO DELL’AVVENTO E DI NATALE 2004-2005


PACE

Cari fratelli e sorelle,

"ECCO, VIENE IL SIGNORE DOMINATORE"

Vedete, viene il Sovrano, il Signore!

Nella sua mano sono la potenza e la forza.

(Vlg Mal 3,1; 1 Cr 29, 12)

 

All’inizio di un nuovo anno liturgico e dell’Avvento, entriamo nel mistero dell’eterna venuta del Signore (Jean Daniélou). Nella storia della teologia occidentale, Bernardo di Chiaravalle, questo santo Padre del nostro Ordine (+ 1153) ha una grande importanza per la sua dottrina del triplice Avvento, cioè delle tre venute di Gesù Cristo. Egli la espone soprattutto nei suoi Sermoni per l’Avvento. Così dice, per esempio, in un’allocuzione: "Nella prima venuta (adventus) il Signore fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini: è il tempo in cui, come egli stesso afferma, lo videro e lo odiarono1. Nell’ultima venuta, ogni uomo vedrà la salvezza del nostro Dio2, e gli uomini vedranno colui che trafissero3. La terza venuta, intermedia, è intima: in essa solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate. Nella prima venuta dunque, egli venne nella debolezza della carne. In questa intermedia, viene nella potenza dello Spirito. Nell’ultima verrà nella maestà della gloria"4. Dopo il IV/VI secolo in cui l’avvento è considerato come un lungo tempo di preparazione a questa grande festa, qual è la Natività (Natale ed Epifania), e fino ad oggi, ha fatto sempre rivolgere lo sguardo in questa doppia direzione: a) la prima venuta di Gesù Cristo con la sua incarnazione e b) l’ultima (la seconda) venuta di Gesù Cristo alla fine del tempo (Parusia). Ciò dipende dal fatto che le "Norme universali dell’anno liturgico" (1969) descrivono il significato del tempo dell’Avvento nel modo seguente: da una parte è un tempo di preparazione alle solennità di Natale in cui si commemora la prima venuta del Figlio di Dio in mezzo agli uomini, e un tempo in cui, con questo ricordo, le anime sono tornate verso l’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine del tempo. Il tempo dell’Avvento si presenta dunque, per queste due ragioni, come un tempo di pietà e di gioiosa attesa5." Ciò che è notevole, è il fatto che San Bernardo parla inoltre di una terza venuta o venuta intermedia, che propriamente è molto importante per la nostra vita monastica e liturgica. Con tale espressione, questo santo Padre del nostro Ordine pensa alla venuta (quotidiana) del Signore nel nostro cuore (per esempio nella Santa Eucaristia), all’inabitazione (inhabitatio) del Cristo in noi, o come questo Padre della Chiesa ha detto a proposito del Natale: la nascita di Dio nel nostro cuore. "Pertanto, allo stesso modo che, per compiere la salvezza al centro della terra, egli è venuto una sola volta nella debolezza della carne, in modo visibile", spiega San Bernardo, "così, per salvare ogni anima individualmente, egli viene ogni giorno, e ciò nello Spirito e in modo invisibile.6"Sentiamo parlare il Signore della seconda venuta, che è spirituale e intima: Se uno mi ama, osserverà la mia parola, mio Padre lo amerà, e verremo a lui, e fisseremo la nostra dimora presso di lui7. Felice, Signore Gesù, colui presso il quale fisserai la tua dimora!.8". La venuta intermedia del Signore è il cammino nella prima (Incarnazione) e nell’ultima venuta del Cristo (Parusia) ed è giustamente per questo motivo ugualmente il più profondo senso spirituale del tempo dell’Avvento, che ancora una volta celebreremo.

[A proposito della Venuta intermedia nell’insegnamento di San Bernardo, vi è uno studio italiano interessante: Claudio STERCAL, Il "Medius Adventus". Saggio di lettura degli scritti di Bernardo di Chiaravalle, Roma: Edizioni Cistercensi 1992 (= Biblioteca Cistercense 9)].

 

1. IL TEMPO DELL’AVVENTO

Nella mia prima circolare per l’Avvento 2002, ho già offerto una breve introduzione spirituale e liturgica al tempo dell’Avvento. I punti trattati furono le diverse usanze dell’Avvento, come la Corona dell’Avvento, le Messe Rorate, le Antifone O e l’Antifona "Alma Redemptoris Mater". Questa volta mi piacerebbe porre attenzione su qualche altro aspetto.

Il tempo dell’Avvento inizia ai primi Vespri della prima domenica di Avvento, e termina prima dei primi Vespri di Natale (cf. Norme universali dell’anno liturgico n° 40).

Suo duplice aspetto: il ricordo dell’Incarnazione e la speranza della Parusìa del Cristo, ha assunto ancor più importanza dopo la Riforma liturgica del Concilio Vaticano II, con tutte le letture bibliche proprie per la Messa e la Liturgia delle Ore, per tutte le domeniche e le ferie, ma anche con un’orazione propria per ogni giorno, come i meravigliosi prefazi dell’Avvento. Si capisce allora che la celebrazione dell’Avvento passa, per quanto è possibile, prima delle memorie dei santi, che è possibile commemorare soltanto secondo le circostanze. In ogni caso, i formulari dell’Avvento hanno la precedenza assoluta per quanto riguarda i giorni privilegiati dal 17 al 24 dicembre (Norme universali dell’anno liturgico n° 16 b). Secondo il regolamento liturgico si possono, è vero, celebrare la Messa e l’Ufficio delle feste e delle memorie dei santi, Messe votive e Messe secondo intenzioni particolari, nei giorni della settimana fino al 16 dicembre, ma solo eccezionalmente. Le ferie dal 17 al 24 dicembre, già ricordate, hanno avuto sempre un posto particolare in Avvento, essendo ordinate più particolarmente alla preparazione di Natale. (cf. Norme universali dell’anno liturgico n° 42). Questi giorni sono innanzitutto segnalati dalle antifone festive "O", il cui testo, dopo la Riforma liturgica, è previsto anche per l’acclamazione al Vangelo della Messa. L’ordinamento delle pericopi di questa importante "novena di Natale" è soprattutto teologico e spirituale: i passaggi più importanti della Bibbia che si devono leggere guidati quasi da un ordine cronologico direttamente verso l’avvento del Natale.

L’Avvento, come tempo di preparazione alla celebrazione della solennità della Natività, ha realmente, dalla sua origine fino ad oggi, un certo carattere di penitenza, ma, diversamente dai quaranta giorni della Quaresima, è contrassegnato da un clima di "pietà e di gioiosa attesa" (cf. Norme universali dell’anno liturgico n° 39). Dopo la pubblicazione della terza edizione del "Messale Romano" nel 2002, le istruzioni che riguardano l’uso dell’Organo e di altri strumenti musicali, come anche l’addobbo floreale, per questo motivo sono stati modificati e "mitigati". I dati ufficiali sono così concepiti: Il suono dell’organo e degli altri strumenti musicali, come anche l’addobbo floreale dell’Altare devono essere conformi all’arte propria di questo tempo, essere moderati, così da non anticipare la gioia piena della celebrazione della nascita del Signore … (cf. "Direttorio del nostro Ordine", 2004-2005, p. 20). Ciò che finora era possibile soltanto nella terza domenica di Avvento, la domenica "Gaudete", si estende a tutto il tempo dell’Avvento, anche se con una certa riserva.

La solennità della Vergine Maria, Madre di Dio, concepita senza peccato originale

La festa dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre, che si chiama anche "solennità dell’elezione di Maria", si inserisce molto opportunamente nello svolgersi dell’Avvento, sebbene essa sia una festa recente. Maria in realtà è, come la teologia orientale l’ha chiamata e la chiama ancora, "l’Aurora della Salvezza". La celebriamo così anche nella liturgia delle Ore. Con il suo concepimento immacolato nel seno di Anna, sua madre, immediatamente si apre la storia della Salvezza in Gesù Cristo, Quest’anno noi ricordiamo il 150° anniversario della proclamazione del dogma di questo mistero di fede, fatta dal beato Papa Pio IX (+ 1878), l’8 dicembre 1854, con la Bolla "Ineffabilis Deus". D’altra parte sia ugualmente ben chiaro che la "Liturgia delle Ore" romana dopo la riforma liturgica ha inni propri per i Vespri, le Vigilie e le Lodi, e non si canta più l’inno "Ave, maris stella", che non ha un rapporto diretto con il mistero della festa celebrata. Si trovano questi "nuovi" inni (con la loro melodia) per esempio nell’innario di Heiligenkreuz.

La festa di Natale, indicata liturgicamente come "Natività del Signore" o "Natale di nostro Signore Gesù Cristo", è, con la solennità dell’Epifania, il termine di tutta la preparazione dell’Avvento. Come sappiamo, la data del 25 dicembre, in stretta relazione con il solstizio d’inverno, è la festa pagana del "Sole invincibile" (Natale del Sole invitto), il cui splendore trionfa sulle tenebre minacciose. I cristiani, pienamente consapevoli di questa festa invernale del solstizio festeggiano il giorno della nascita del loro Signore Gesù Cristo, la cui venuta era stata predetta dal Profeta Malachia come il levarsi del Sole di giustizia9. Proprio Cristo aveva già detto di se stesso: Io sono la luce del mondo10. Anche nel Vangelo del giorno di Natale si legge, tratto dal prologo di san Giovanni, il discorso di Cristo che è luce: Il Verbo era la vera luce, che rischiara ogni uomo che viene nel mondo11. In questo modo si spiega anche perché giustamente la liturgia dell’Avvento e di Natale è così fortemente dominata dal tema della luce, in modo particolare, ancor più della liturgia di Pasqua! Del resto, secondo le più antiche fonti a Roma, da dove si è diffuso, il giorno di Natale come festa di Cristo è attestata per la prima volta nel 336.

L’annuncio festivo di Natale

Abbiamo una bellissima usanza nell’Ordine, che esisteva già nel XII° secolo. Il giorno della Vigilia di Natale, al mattino del 24 dicembre, inizia la lettura del Martirologio nella sala del Capitolo, con l’annuncio della nascita di Cristo. Dopo le parole: "Gesù cristo, il Figlio di Dio, è nato a Betlemme di Giuda", tutta la comunità si prostra "per terra con venerazione verso la santa Incarnazione e recita una breve preghiera" (cf. "Ecclesiastica Officia", ch. 3,4 e il Direttorio del nostro Ordine 2004-2005, p. 26). Questa impressionante grande prostrazione rappresenta non solo l’umile abbassamento di Dio nell’Incarnazione di Gesù ma anche l’espressione concreta della nostra adorazione verso questo ineffabile mistero. San Bernardo ha commentato molto bene questo solenne rito nel primo e nel sesto dei suoi sermoni per la vigilia di Natale e spiega inoltre ogni elemento particolare di tale annuncio. Essa è per lui "clamore di allegrezza …, parola di bontà, di consolazione, parola piena di grazia e degna di un’accoglienza senza riserva" (1° sermone per la Vigilia della Natività). Sarebbe un guaio se questa antica e bella usanza cistercense venisse meno. Si può tuttavia, dove il Martirologio non è letto nella sala capitolare, trasferire questo solenne annuncio di Natale in un altro luogo appropriato del Monastero e, secondo le circostanze, sostituire anche il gesto della grande prostrazione con quello di mettersi in ginocchio. I libri liturgici indicano ugualmente, e per lo stesso motivo, che tutti a Natale devono mettersi in ginocchio durante il Credo (in ciascuna delle tre Messe!) mentre si recitano o si cantano le parole "Et homo factus est …".

Le Tre Messe di Natale

Una peculiarità delle feste di Natale è quella delle tre messe con il proprio formulario liturgico. Esse si sono sviluppate durante il 4°-6° secolo nella liturgia romana dei Papi. Il Papa era tenuto a tre messe di Natale, e cioè: a) al Mattino di Natale nella Basilica di Santa Maria Maggiore, b) la messa dell’ "aurora" a Sant’Anastasio e c) la messa solenne del giorno in San Pietro. La più antica di queste tre messe è quella del giorno (4° secolo), la più recente, quella detta dell’ "aurora" o "messa posteriore" (6° secolo). Da Roma si sono diffuse le tre messe di Natale (da allora in un unico e stesso luogo) e dopo il 9° secolo sono entrate successivamente nell’uso comune della Chiesa. Così si rinviene nei più antichi testi liturgici dell’Ordine. Il canonista e liturgista Wilhelm DURANDUS (+ 1296) attribuisce un significato teologico e simbolico alle tre messe di Natale (la triplice nascita del Cristo). Dopo di che la riforma liturgica non obbliga più a celebrare le tre messe (che riguarda soprattutto la messa dell’ "Aurora"). E’ quanto spiegano le Norme dell’Anno liturgico (1969) al n° 34: "Il giorno di Natale, si possono, secondo l’antica tradizione romana, celebrare tre messe: la messa di mezzanotte, la messa dell’aurora e la messa del giorno". Nel Calendario liturgico della Chiesa universale è detto: A Natale, tutti i sacerdoti possono celebrare o concelebrare tre messe, dal momento che queste messe sono celebrate all’ora desiderata12. (cf. il nostro Direttorio dell’Ordine 2004-2005 p. 27).

L’Ottava di Natale

Come per l’ottava di Pasqua, esiste anche dopo Natale, già dall’8° secolo, una settimana liturgica solenne, l’ottava di Natale, i cui primi tre giorni furono istituiti a partire dal 5° secolo, attraverso tre festività: la festa del primo santo martire Stefano (26 dicembre), la festa di San Giovanni Evangelista (27 dicembre) e la festa dei Santi Innocenti (28 dicembre). Si definiscono questi santi i "Comites Christi", i compagni di Cristo. L’ultima riforma liturgica ha conservato l’ottava di Natale, secondo le seguenti caratteristiche:

° Alle Vigilie, si ha sempre l’inno "Te Deum" oppure l’inno "Te decet laus".

° Gli uffici delle Lodi, Terza, Sesta e Nona dei tre giorni che seguono al Natale

sono quelli delle feste dei santi.

° Ai Vespri, tutti i giorni (dunque anche nei giorni delle feste dei santi), si celebrano

sempre i secondi Vespri di Natale, fino alla lettura breve. (Ma la lettura breve sarà il testo proprio della liturgia di Natale e non quella della festa!).

° Nella messa, tutti i giorni, si diranno il Gloria, il Prefazio di Natale e nel canone della messa, gli incisi concernenti il tempo di Natale.

° le Memorie dei Santi nel periodo che va dal 28 al 31 dicembre saranno solo ricordate (come è spiegato alla pagina 12 del nostro Direttorio dell’Ordine 2004-2005).

Dopo il rinnovamento della liturgia in seguito al Concilio Vaticano II, là dove è opportuno, la domenica che segue il Natale è dedicata alla Festa della Santa Famiglia (prima essa cadeva la prima domenica dopo l’Epifania). Parimenti, per l’8° giorno dell’Ottava di Natale, cioè il 1° gennaio, la riforma liturgica ha ripreso un’antichissima e significativa tradizione romana, ossia di celebrare la solennità di Maria Madre di Dio. Tale solennità di Maria per concludere la nascita del Signore, è la più antica festa di Maria nella liturgia romana ("Natale Sanctae Mariae").

Con l’introduzione delle grandi feste mariane nel 7° secolo, essa perse molto del suo significato e divenne soprattutto un giorno di feria nell’ottava di Natale. Con l’ottava della nascita del Cristo, il 1° gennaio, sono legate altre feste, secondo il Vangelo di Luca 2,21: la circoncisione del Signore (a Roma dal 13° e 14° secolo) e il Santo Nome di Gesù. Nelle Norme universali dell’anno liturgico al n° 35 paragrafo f), a questo proposito troviamo: "Il 1° gennaio, nell’ottava di Natale: solennità di Santa Maria Madre di Dio, in cui si commemora ugualmente l’imposizione del santissimo nome di Gesù." Subito dopo, il calendario della Chiesa universale offre al 3 gennaio la possibilità di celebrare una festa propria per il Santo Nome di Gesù (come "Memoria ad libitum", cf. il nostro Direttorio dell’Ordine 2004-2005, pag. 30). Infine, dal 1967, per iniziativa del Papa Paolo VI, il 1° gennaio è anche il "giorno della pace". Tutti questi misteri e questi temi che sono stati citati, dànno un’impronta alla liturgia delle ore e della messa del giorno dell’Ottava di Natale. E’ necessario sottolineare che nei testi della liturgia del 1° gennaio non si è fatto che un piccolo cenno dell’inizio del nuovo anno. La Chiesa segue in realtà un suo calendario liturgico, per il quale l’anno inizia con la prima domenica di Avvento. In generale tuttavia, al cambio dell’anno, si celebra la festa dell’ultimo giorno dell’anno. Il tema del Nuovo anno civile può essere sviluppato durante il corso della celebrazione dell’Eucaristia e nelle preghiere di intercessione.

L’anno prossimo vi parlerò della solennità della manifestazione del Signore (Epifania), che è il secondo importante momento del tempo di Natale, e che è molto più staccato, teologicamente e spiritualmente, dalla sua fonte orientale, dal momento che essa è considerata solamente come la "festa dei tre re magi", allo stesso modo della Festa del Battesimo del Signore che pone fine al tempo di Natale.

 

Il nostro Padre Abate Generale Dom Mauro e diversi fratelli e sorelle dell’Ordine mi hanno sottoposto un lungo elenco di domande e di problemi liturgici, che hanno riscontrato nella pratica. Tratterò di questi temi e risponderò a tutte queste domande prossimamente in una lettera circolare, perché ciò interessa tutti.

L’Avvento e il tempo di Natale sono il segno della triplice VENUTA DI NOSTRO SIGNORE. Il grido dell’Avvento risuona con semplicità nella Chiesa: "VIENI, SIGNORE GESU’ – VIENI, SIGNORE GESU’!"

Di tutto cuore auguro a tutti voi un salutare Avvento, un tempo di Natale ricco di benedizioni e un anno di salvezza 2005.

 

Il vostro

P. Alberich M. Altermatt O. Cist.

Abbaye d’Eschenbach (Svizzera), 17 novembre 2004.



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